Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Morbo di Crohn

Posted by on Gen 6, 2014

 Mi chiamo Elena ho 36 anni e sono nata a Livorno. Per circa 10 anni ho gestito un mini market alimentare. Dopo la diagnosi delle mie patologie ho cambiato lavoro ed ora gestisco un’edicola. Morbo di Crohn e cibo non andavano d’accordo. Soffro di malattie autoimmuni e il morbo di Crohn è quella da cui partono tutte le altre: artrite reumatoide autoimmune, dermatite cronica autoimmune e dermatite psoriaca della cute. Il Crohn mi fu diagnosticato all’età di 26 anni. Cominciai a stare male a gennaio 2003. Si susseguirono 6 mesi di analisi inconcludenti e terapie inadeguate, credendo che avessi contratto un batterio o un virus, i medici cambiavano antibiotico ogni 15 giorni. Avevo forti dolori addominali e articolari, andavo in bagno circa 15 volte al giorno, un incubo, principalmente di notte e non assimilavo niente di quello che mangiavo. Decisero di farmi una colonscopia e venne fuori che avevo l’intestino ricoperto di piaghette infette, fecero una biopsia e mi diagnosticarono il morbo di Crohn. Se mi avessero prescritto subito questo esame mi sarei risparmiata antibiotici inutili e non sarei deperita tanto,...

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Sclerosi multipla

Alessandro Raudino

Posted by on Apr 3, 2018

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Alessandro è un ragazzo siciliano che soffre di sclerosi multipla. Nella sua regione trovare cannabis medica è molto difficili sia tramite i canali legali, per la mancanza del farmaco, sia attraverso quelli illegali, perché la qualità è pessima. Per questo motivo Alessandro ha deciso di coltivare la propria medicina. Una scelta di dignità e disobbedienza civile.   Mi chiamo Alessandro Raudino, ho 34 anni. Da 11 anni sono affetto da Sclerosi multipla RR. Nei primi periodi della malattia non mi è stata data nessuna cura tradizionale, ma dopo una brutta ricaduta mi hanno iniziato a prescrivere il Copaxone, un piccolo chemio-terapico, che dopo ben 800 punture mi ha portato a gravi controindicazioni come pertosse, tumore al colon (operato di urgenza), herpes Simplex diffusa, piastropatia, depressione e fegato ingrossato. Dopo aver fatto presente alla mia dottoressa, del centro di sclerosi del San Raffaele di Cefalù, delle svariate controindicazioni, lei non fece altro che cambiarmi il tipo di farmaco, proponendomi l’Interferone beta. Io però, visto che la precedente terapia, spacciatami per blanda, mi aveva causato diverse controindicazioni più...

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Dolore neuropatico

Francesco Bacchin

Posted by on Dic 4, 2018

Francesco Bacchin è un giovane studente appassionato di cannabis. In seguito ad un incidente stradale comincia ad utilizzarla per motivi terapeutici e la canapa diventa una presenza costante nella sua dimensione quotidiana. Questa è la sua storia: quando il coraggio e la determinazione aiutano a superare anche i momenti più difficili. Mi chiamo Bacchin Francesco, veneto di 25 anni, sono un perito chimico e dal 2016 coltivo canapa industriale. Ho la passione per l’agricoltura e l’allevamento sostenibile del pollame che mi aiuta nella gestione dei campi di canapa. A ottobre 2018 ho terminato il corso di perfezionamento universitario “la cannabis medicinale” a Padova. Questo corso, il primo universitario, della durata di 1 anno, aperto a chiunque abbia laurea triennale, ha trattato la pianta di cannabis a 360 gradi con particolare attenzione agli aspetti medici, ma anche alla parte fitochimica, botanica, coltivazione e gli aspetti psicologici dell’assunzione di cannabis. Il livello del corso è stato ottimo, pionieristico oserei dire, rigoroso materiale scientifico e docenti preparati anche dall’estero. Attualmente sono iscritto ai corsi singoli della magistrale di psicologia “neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica” ed...

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Trattamento oncologico

Posted by on Feb 19, 2014

Ho avuto un tumore renale. Me ne resi conto per puro caso nell’aprile del 2009. Siccome non era più curabile i medici hanno eseguito una nefrectomia totale e cioè l’asportazione totale del rene sinistro. Successivamente, verso dicembre dello stesso anno, ad un controllo di routine, per la prima volta si evidenziava una metastasi polmonare di 1 cm che venne asportata nel marzo del 2010. Tale metastasi si rivelò essere composta da cellule di tipo renale e maligne. Nell’aprile 2011 comparve un’altra metastasi di circa 1 cm al polmone sinistro. Iniziai a prendere un medicinale omeopatico di nome Vidatox , ricavato dal veleno di uno scorpione e commercializzato a Cuba. Nei successivi controlli si evidenziava una decrescita costante, sino a quando a marzo 2012 il tumore era completamente riassorbito.  Ahimè però, a settembre 2012 riapparse un nodulo di 2,5 cm al polmone destro. La proposta di cura era un’altra chirurgia che rifiutai e poi una terapia con Pazopanib , un antiangiogenetico. Il costo di tale terapia ammontava a 6.000 euro per una confezione da 90 compresse. Io ne avrei dovuto assumere 120 al mese...

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Alessandro Raudino

Alessandro Raudino

Apr 3, 2018

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Alessandro è un ragazzo siciliano che soffre di sclerosi multipla. Nella sua regione trovare cannabis medica è molto difficili sia tramite i canali legali, per la mancanza del farmaco, sia attraverso quelli illegali, perché la qualità è pessima. Per questo motivo Alessandro ha deciso di coltivare la propria medicina. Una scelta di dignità e disobbedienza civile.   Mi chiamo Alessandro Raudino, ho 34 anni. Da 11 anni sono affetto da Sclerosi multipla RR. Nei primi periodi della malattia non mi è stata data nessuna cura tradizionale, ma dopo una brutta ricaduta mi hanno iniziato a prescrivere il Copaxone, un piccolo chemio-terapico, che dopo ben 800 punture mi ha portato a gravi controindicazioni come pertosse, tumore al colon (operato di urgenza), herpes Simplex diffusa, piastropatia, depressione e fegato ingrossato. Dopo aver fatto presente alla mia dottoressa, del centro di sclerosi del San Raffaele di Cefalù, delle svariate controindicazioni, lei non fece altro che cambiarmi il tipo di farmaco, proponendomi l’Interferone beta. Io però, visto che la precedente terapia, spacciatami per blanda, mi aveva causato diverse controindicazioni più o meno gravi, lo rifiutai. Al momento in cui le feci presente della possibilità di utilizzare la cannabis come alternativa, lei mi congedò dicendomi che siccome non ero affetto da gravi spasticità evidenti e che non ero seduto in sedia a rotelle non poteva prescrivermela. A quel punto ho deciso di prendere in mano la mia vita e d’intraprendere questa cura alternativa. La cannabis come terapia e l’autoproduzione È da circa 3 anni che faccio uso di cannabis terapeutica e la mia vita è cambiata decisamente in meglio. Non ho più le placche infiammate all’encefalo, non ho più spasmi notturni, non ho più crampi e non ho più la depressione. Purtroppo il reperimento della cannabis non è tanto semplice. Fino a poco tempo fa non potevo permettermi di comprarla in farmacia visto che il prezzo arrivava sino ai 35 40 euro al grammo. Recentemente i prezzi si sono abbassati e, quando posso, l’acquisto presso la farmacia San Carlo di Ferrara a 16 euro al grammo. Purtroppo, quando ciò non mi è possibile, la reperisco al mercato nero. Ultimamente per queste problematiche però, ho dovuto...

Walter De Benedetto

Walter De Benedetto

Mar 21, 2018

  Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Walter soffre di artrite reumautoide, una malattia rara altamente invalidante. Nel corso degli anni è stato curato con innumerevoli farmaci senza risultati degni di nota e con effetti collaterali spesso molto negativi. Grazie alla cannabis e alla sua forza di volontà, Walter riesce a sostenere una quotidianità altrimenti davvero difficoltosa.   Mi chiamo Walter, ho 46 anni vivo ad Arezzo e sino al 2014 lavoravo all’ASL. A quindici anni e mezzo, dopo tre mesi di febbre persistente a quaranta, vomito e rigidità muscolare mi venne diagnosticata una “probabile” artrite reumatoide. Premetto che fino a quel momento non mi ero mai ammalato e che praticavo numerosi sport a livello agonistico tra cui judo e rugby. L’artrite reumatoide è un cancro della sinovia (il liquido extracellulare contenuto in piccole quantità nelle cavità articolari che serve da lubrificante per le articolazioni e delle cartilagini articolari), una malattia rara e di conseguenza le case farmaceutiche non sono spinte a fare ricerca perché gli introiti sarebbero estremamente bassi. Le cure tradizionali e gli effetti collaterali Fino alla fine degli anni novanta la cura di base era “empirica”: sali d’oro e potentissimi antimalarici come il Plaquenil . Su di me però non avevano nessun effetto. Il Plaquenil mi intossicava il fegato e i sali d’oro credo adesso non li producano nemmeno più. In 24 anni sono stato ricoverato per 2-3 mesi a volta per più volte l’anno. Avrei voluto una vita migliore con meno dolore per i miei cari. La mia dignità l’hanno calpestata troppe volte, ero un numero: il 14. Mi dovevo guardare dai medici e dagli infermieri. Sapete cosa vuol dire 8 anni e mezzo rinchiuso in ospedale mentre vedi i tuoi amati genitori logorarsi e ammalare? Ho provato diverse cure tra cui la chemio e gli immunosoppressori come il Metotrexade e l’Endoxen, visto che in teoria distruggere il sistema immunitario avrebbe dovuto aiutarmi, ma non era così. Gli effetti collaterali erano tremendi: malessere generale, niente energia, vomito, la cura la facevo il sabato e non mi riprendevo per 3 giorni. Non mangiavo bene, non dormivo, anche negli occhi sentivo una strana secchezza e il sapore dell’Endoxen era ovunque. Le vene intanto si...

Alberico Nobile

Alberico Nobile

Apr 3, 2018

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Alberico è un ragazzo pugliese. La sua patologia si chiama tetraplegia spastica e grazie alla cannabis riesce a mantenere un livello di vita più dignitoso. Il percorso per ottenerla, però è stato lungo e periglioso. Mi chiamo Alberico Nobile, ho 36 anni e vivo a Taranto. Sono perito informatico, attualmente disoccupato. Soffro di tetraplegia spastica. Un incidente stradale avvenuto nel 1995 mi ha causato una lesione midollare cervicale (c3-c4-c5). Ho provato vari antidolorifici e miorilassanti: Bacoflene,Tiocolchicoside, Tizanidina, per calmare i dolori e gli spasmi muscolari, con risultati appena sufficienti e con effetti collaterali molteplici quali problemi renali, secchezza delle mucose, problemi di salivazione, persistente stato di sonnolenza e improvvisi stati confusionali. Questi effetti collaterali sono comuni nei principi attivi sopra citati, ovviamente le reazioni sono soggettive, ma ho riscontrato le stesse problematiche nella maggior parte dei pazienti che ho conosciuto. La cannabis come terapia Nel 1996, al momento di essere ricoverato, mi trovavo in Germania e sono venuto a conoscenza dei benefici della cannabis osservando alcuni pazienti, con patologie simili alla mia, che la utilizzavano in alternativa ai farmaci comuni e con ottimi risultati. Da quel momento, dopo averla provata personalmente, ne compresi le potenzialità e cominciai a consumarla, abbandonando gradualmente tutti i miorilassanti e gli antidolorifici. Infatti, durante i primi due anni di disabilità, tutti i giorni regolarmente per 3 volte al giorno prendevo miorilassanti come il Bacoflene (ho cominciato con 3 pillole da 5 mg per poi arrivare a 4 pillole da 25 mg) al quale sono diventato farmacoresistente dopo aver raggiunto i dosaggi massimi consentiti. Ovviamente una volta tornato in Italia sono cominciati i problemi perché era difficile e pericoloso reperire la cannabis di cui avevo bisogno. Per circa 18 anni mi sono dovuto rifornire al mercato nero, rischiando di avere problemi con la giustizia: per recuperare un po’ di cannabis infatti spesso ero costretto a recarmi personalmente, o a delegare qualche amico volenteroso, nei luoghi di spaccio in situazioni spesso frequentate da gente legata a sostanze ben più pericolose della canapa. Si suol dire che la “canna” sia il primo passo verso l’utilizzo di droghe pesanti e si afferma che lo sballo della “canna” non...

Alberto Sciolari

Alberto Sciolari

Mar 7, 2018

Alberto Sciolari ci ha lasciati nell’estate del 2018. Alberto, HIV positivo, è stato un precursore di tutto il movimento per la cannabis terapeutica in Italia. Quando ancora questo rimedio non era riconosciuto, Alberto, con un pugno di pazienti, ha lottato affinché anche in Italia venisse riconosciuta questa terapia. La sua storia aiuta a inquadrare un percorso unico per il riconoscimento legale e sociale di un’alternativa terapeutica dalle grandi potenzialità mediche. Grazie Alberto da parte mia che ho avuto il piacere di conoscerti e da parte di tante persone che mai ti conosceranno, ma che potranno curarsi con la cannabis grazie alla tua battaglia di civiltà. Mi chiamo Alberto Sciolari, sono nato nel 1955 e ho lavorato nel settore dell’arredamento. Ho contratto l’HIV alla fine degli anni ottanta. All’inizio, quando contrassi la malattia, non esistevano farmaci perché si trattava di una novità. L’HIV non si cura, si tiene sotto controllo. A partire dal 1994 ho cominciato la normale terapia antiretrovirale, la triplice HAART. Questa terapia si basa sulla combinazione di 3 farmaci, ognuno dei quali con una funzione differente: uno inibisce la proteasi e gli altri due (un nucleosodico e l’altro non nucleosodico) la proscrittasi inversa. Questa terapia se da una parte ebbe l’effetto di aumentare le cellule del sistema immunitario CD4 e diminuire la carica virale, dall’altra parte provocava effetti collaterali fisici come diarrea e mal di pancia. Trattandosi poi di 10 pasticche al giorno (all’inizio 3 farmaci per 3 volte al giorno) tutta la giornata era scandita dal ritmo d’assunzione dei farmaci e, visto che uno andava preso lontano dai pasti, uno doveva essere assunto con i cibi grassi ed uno evitando il pompelmo, condizionava anche la mia dieta. Tutto ciò mi portava ad avere un rapporto di repulsione per il cibo, da un lato perché i farmaci mi causavano nausea e dall’altro perché, per rispettare la scadenza temporale di assunzione, dovevo mangiare a comando. Il percorso per il riconoscimento della cannabis in medicina Documentandomi su Internet trovai uno studio americano su Pubmed che spiegava che i pazienti riuscivano ad ottenere una maggiore aderenza al piano terapeutico se assumevano cannabis, visto che questa sostanza annulla il problema della repulsione del cibo. Devo dire...

Antonino Lombardo

Antonino Lombardo

Feb 19, 2014

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Mi chiamo Antonino Lombardo, Nino. Ho 43 anni, sto in Sicilia, e lavoro come operaio presso un supermercato. A settembre del 2011 mi hanno diagnosticato un coriocarcinoma atipico e seminoma atipico allo scroto sinistro. Ho subito un’operazione immediata per rimuovere lo scroto sinistro dopo di che, in seguito agli esami di controllo, è uscito fuori che i linfonodi addominali bassi erano in metastasi e quindi mi sono sottoposto ad un secondo intervento finalizzato alla loro rimozione. Dopo gli interventi per 4 mesi ho seguito 5 cicli di chemioterapia. Effettuavo la chemio per 5 giorni di seguito, poi sospendevo per 3 giorni e la settimana successiva facevo un richiamo. Dopo una settimana facevo un secondo richiamo, mi fermavo per una settimana e poi cominciavo con il secondo ciclo. Gli effetti collaterali della chemioterapia sono stati: perdita dei capelli e della barba, nausea, dolori addominali, mancanza di appetito e sonno ed una generale mancanza di forze. Tali effetti sono cominciati subito dopo la prima seduta e fra questi, la sensazione del vomito e la stanchezza continua mi hanno accompagnato per lungo tempo rendendo il lavorare più faticoso di quello che in realtà sarebbe. Navigando su internet ho scoperto che avrei potuto mitigare gli effetti della chemio utilizzando la canapa. Durante il secondo ciclo ho iniziato ad assumerla e subito la sensazione di vomito è scomparsa mentre, come per magia sono ricomparsi l’appetito ed il sonno. La qualità della mia salute è tornata ad un livello accettabile. La dose di cui avevo bisogno era di 3-4 canne al giorno, dopo i pasti. Per recuperare la canapa ero costretto a rivolgermi al circuito del mercato nero: a giorni alterni mi recavo dagli spacciatori e per 50 euro mi davano 2 grammi e mezzo. La qualità era buona, ma al mercato nero non ci sono mai certezze. Un giorno di ritorno da un acquisto più ingente, per risparmiare ed avere un po’ di scorta, vengo fermato dai carabinieri che mi trovano con 500g di canapa. Mi portano in caserma, ed essendo incensurato e riconoscendomi le attenuanti del mio utilizzo per motivi medici, mi fecero fare 1 mese di domiciliari e 2 mesi con obbligo...

Andrea Trisciuoglio.

Andrea Trisciuoglio.

Nov 13, 2013

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Mi chiamo Andrea Trisciuoglio e ho 38 anni. Da qualche anno ho la sclerosi multipla, malattia che mi ha creato alcune disabilità. Dopo aver utilizzato i farmaci tradizionali attualmente in commercio (chemioterapici, immunosoppressori, miorilassanti) purtroppo ho iniziato a soffrire troppi effetti collaterali. Soprattutto le oltre 300 punture di Interferone, oltre a causarmi febbre alta, tantissimi tremori e problemi di incontinenza, mi fecero diventare ago fobico. Fu allora che iniziai a guardare oltre confine per capire come si curano i pazienti con sclerosi multipla e cominciai a vedere che all’estero si utilizza la canapa e con ottimi risultati, considerata anche la bassissima incidenza di effetti collaterali di questa sostanza. La scelta era presa, decisi di trattare la mia malattia con la canapa, ma come fare? Conobbi alcune realtà di medici e pazienti che si occupano di canapa medicinale che mi spiegarono come procedere. In fondo, sulla carta, sembrava semplice: dovevo solo trovare un medico che mi prescrivesse il farmaco, convincere il comitato etico dell’ospedale, il primario del reparto, il direttore sanitario, l’ufficio patrimonio e la farmacia. Alla fine di questo percorso il mio diritto alla salute era accompagnato da una fattura di 600 euro per 3 mesi di trattamento. Insieme all’Associazione Luca Coscioni cominciai ad informare i cittadini malati che tentano di orientarsi nel caotico mondo italiano della cannabis terapeutica: spieghiamo loro come sia possibile superare burocrazia e ignoranza e vedersi riconosciuto il diritto alla salute. Tramite la burocrazia però, ricevere la canapa dall’estero era ed è comunque molto difficoltoso. E, come ogni paziente italiano sa, oltre la burocrazia c’è la strada. E in Italia la canapa si trova in strada al mercato nero. Così come la stragrande maggioranza di pazienti la provai e subito ne trovai i benefici. Certa gente però non la volevo neanche conoscere, figuriamoci dargli i miei soldi. E così, a conti fatti ci sono due modi per ottenere il farmaco: o la coltivi in proprio o segui tutto l’allucinante iter istituzionale. Nel primo caso sei illegale. Io sono disabile e non lavoro, dove li trovo 600 euro per procedere legalmente? Un seme mi costa 2 euro e mi da la stessa quantità per 3 mesi....

Stefano Balbo.

Stefano Balbo.

Nov 13, 2013

Mi chiamo Stefano Balbo classe sessantaquattro, pensionato e padre di due ragazzi. Fin da giovanissimo ho fatto molto sport, anche a livello agonistico e in seguito ho avuto l’occasione di entrare in Polizia Stradale. Dopo breve tempo ho avuto la possibilità di rilevare una piccola attività familiare e purtroppo sono iniziati i problemi di salute che hanno minato seriamente la mia vita. Verso i venticinque anni mi è venuta una fortissima pancreatite che mi ha causato un diabete insulino – dipendente. In seguito, periodicamente, ho avuto dei dolori di schiena e al collo che mi costringevano a continui ricoveri, si credeva che i malesseri fossero causati dagli anni di agonismo e per questo motivo non ci badavo troppo. Nell’agosto 1998 sono stato ricoverato a Padova per lungo tempo perché non riuscivo a muovere le gambe e, se provavo ad alzarmi, mi provocavo dolorosissimi strappi muscolari. Per farla breve mi fu diagnosticata la sclerosi multipla. Tale diagnosi uccide psicologicamente più della malattia stessa e così, in preda a pesanti stati depressivi, iniziai la trafila di farmaci di protocollo. Come consuetudine iniziai con l‘Interferone, che mi causò quattordici mesi di febbriciattola, dolori muscolari e nausea. Iniziai ad avere problemi nei valori ematici e sanguinavo spesso dal naso e dalle orecchie. Passai ad un’altra molecola d’Interferone più leggera, dovevo iniettarla a giorni alterni, ma dopo poche settimane non ero più in grado di dormire sogni tranquilli perché soffrivo in continuazione di pesanti spasmi muscolari. Nel 2004 passai al Copaxone, farmaco immunologico, che mi provocò pesanti effetti collaterali tanto da arrivare vicino alla morte. Il Copaxone, infatti, è un farmaco dolorosissimo che bisogna iniettarsi quotidianamente, tale farmaco non deve essere iniettato in vena o capillari perché le reazioni allergiche possono essere gravi e dolorose. Ho subito cinque gravi shock anafilattici che m’impedivano di respirare: l’ultima crisi è durata venti interminabili minuti e ci sono volute due settimane per riuscire a muovere i primi passi, visto che i dolori muscolari provocati mi bloccavano le gambe. Tale farmaco è di difficile somministrazione, il caldo dell’estate e l’accidentale somministrazione del farmaco nel capillare danno spesso vampate di caldo, nausea, depressione, inoltre avevo dolori sempre più seri alla gamba sinistra che partivano...

Fabrizio Cinquini.

Fabrizio Cinquini.

Set 22, 2013

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Mi chiamo Fabrizio Cinquini, sono nato a Viareggio il 4 novembre del 1963 e sono residente a Pietrasanta. Mi sono laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Pisa e mi sono specializzato in chirurgia vascolare presso la stessa Università. In seguito ad un infortunio avvenuto durante un intervento d’emergenza, come medico d’ambulanza nel servizio 118 nell’ASL 12 di Viareggio, ho contratto il virus dell’epatite C. Dopo avere subito la fase acuta del processo infettivo, in accordo con gli epatologi, mi sono sottoposto a cicli semestrali di chemioterapia. Dopo 18 mesi di trattamento e l’evidenza di false remissioni ai controlli sierologici, quando cioè sospendevo il ciclo risaliva il dosaggio quantitativo del virus, il risultato finale è stato la perdita di 15 chili in un soggetto che partiva da 69 chili e quindi la conseguente profonda astenia psico-fisica (generale mancanza di forze). Aiutato da alcune colleghe ho iniziato la ricerca di possibilità alternative di cura, altrettanto immunostimolanti, ma con valenze tonico-energetiche anabolizzanti e non catabolizzanti. Infatti, siccome l’Inteferone, come immunostimolante, mi aveva stimolato maggiormente il processo catabolico che quello anabolico e, a causa di un totale annullamento di ogni forma di appetito alimentare, sessuale ed intellettuale, abbiamo cercato un rimedio alternativo che mi facesse risalire gli anticorpi, ma che non mi togliesse l’appetito. La conclusione di tali ricerche mi ha portato alla scelta di una terapia nutrizionale a base di aloe, canapa e papaia, che dopo solo 6 mesi mi ha riportato al recupero del peso abituale: si trattava di un etto di semi di canapa decorticati al giorno, 6 cucchiaini di gel d’aloe vera e 2 bustine di papaia fermentata e liofilizzata. Considerato il notevole successo di questa strategia terapeutica, mi sono adoperato per portarla, prima all’attenzione dell’Università di Pisa (suscitando l’interesse del Direttore della scuola di Anestesia e Rianimazione di Pisa, mio professore nel corso di chirurgia vascolare, Prof. Francesco Giunta, il quale ha presentato il protocollo di studio al Comitato Etico dell’Università, ottenendone l’approvazione), poi all’attenzione della comunità medica e dei pazienti, organizzando mostre e convegni sulla canapa medicinale e industriale a Pescia nel 2005 e a Bologna nel 2006 e nel 2007. L’incontro con le massime...

Francesco Bacchin

Francesco Bacchin

Dic 4, 2018

Francesco Bacchin è un giovane studente appassionato di cannabis. In seguito ad un incidente stradale comincia ad utilizzarla per motivi terapeutici e la canapa diventa una presenza costante nella sua dimensione quotidiana. Questa è la sua storia: quando il coraggio e la determinazione aiutano a superare anche i momenti più difficili. Mi chiamo Bacchin Francesco, veneto di 25 anni, sono un perito chimico e dal 2016 coltivo canapa industriale. Ho la passione per l’agricoltura e l’allevamento sostenibile del pollame che mi aiuta nella gestione dei campi di canapa. A ottobre 2018 ho terminato il corso di perfezionamento universitario “la cannabis medicinale” a Padova. Questo corso, il primo universitario, della durata di 1 anno, aperto a chiunque abbia laurea triennale, ha trattato la pianta di cannabis a 360 gradi con particolare attenzione agli aspetti medici, ma anche alla parte fitochimica, botanica, coltivazione e gli aspetti psicologici dell’assunzione di cannabis. Il livello del corso è stato ottimo, pionieristico oserei dire, rigoroso materiale scientifico e docenti preparati anche dall’estero. Attualmente sono iscritto ai corsi singoli della magistrale di psicologia “neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica” ed ho iniziato un lavoro come consulente e formatore nell’ambito della canapa industriale tramite la società “Scuola canapa” con sede a Verona. L’incidente e le cure tradizionali Nel 2006 a seguito di un violento incidente stradale (un tir mi tagliò la strada mentre in bicicletta attraversavo un semaforo) ho subito, a livello transfemorale, un’amputazione alla gamba sinistra che mi causa dolore neuropatico e in certi momenti vere e proprie crisi epilettiche ai nervi del moncone. Anche se capitano raramente, in maniera grave circa una volta all’anno, queste crisi mi debilitano al punto di dover restare allettato diversi giorni. Ancora oggi soffro di flash back post traumatici e sintomi da PTSD ( sindrome post traumatica da stress) con un alto livello di attivazione sensoriale: sostanzialmente dopo l’emersione di un PTSD il soggetto è in costante allerta sensoriale, come un erbivoro nella savana per intenderci, i sensi sono più attivati, gli stimoli provenienti dall’esterno vengono captati/percepiti più spesso come pericolosi. Si fa più attenzione a tutto, nulla deve sfuggire agli occhi, al naso, alle orecchie di un post traumatico, perchè tutto è potenzialmente una minaccia: capita...

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