Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Alessandra Viazzi

Ho 41 anni vivo a Genova e sono laureata in psicologia. Circa 20 anni fa ho scoperto che la canapa aveva per me un potente effetto curativo. Grazie ad un compagno di università fumai dell’erba proprio qualche settimana dopo aver interrotto denifitivamente l’assunzione di Gardenale, che aveva accompagnato la mia esistenza per 12 anni per un problema di epilessia. Avevo deciso di rischiare di avere delle crisi piuttosto che subire gli effetti collaterali che il farmaco mi causava. Al contrario la canapa non mi creò nessun problema e non mi distoglieva dai miei impegni. Qualche mese dopo mi capitò sotto gli occhi un libro di Giancarlo Arnao “Cannabis: uso e abuso” che mi illuminò sugli usi terapeutici e non della canapa. Si parlava di epilessia, di barbiturici, di alcol. Il mio primo anno di università si concluse con 7 esami sostenuti e un netto miglioramento delle mie condizioni psicofisiche.

I disturbi dovuti all’assunzione di Gardenale si manifestavano sia a livello fisico (cefalee fulminanti ogni due giorni, compromissione del ritmo sonno-veglia, anemia, osteomalacia, attività del fegato e dei reni) sia a livello psicologico (la malattia era tenuta nascosta come una vergogna) e comportamentale (attacchi di ira e aggressività nei miei e negli altrui confronti, tolleranza estrema al dolore, assoluta inavvertenza dei pericoli per il mio corpo e profondi stati di depressione).

Già dalla prima volta che lessi il foglietto illustrativo del Gardenale nel 1985 espressi la volontà di sospenderne l’assunzione e lo feci di nascosto, contro il parere del medico. Ebbi una crisi, ma non mi rassegnai: abbassai la dose e feci i miei esperimenti. Mi resi conto che le crisi insorgevano esclusivamente durante il sonno e in coincidenza con il ciclo mestruale. Sperimentai quindi l’assunzione di Gardenale solo pochi giorni al mese con eccellenti risultati (la media delle crisi non cambiò) fino alla decisione di smettere definitivamente.

In questi ultimi venti anni non sono mai più tornata indietro, ma soprattutto non ho mai più avuto crisi, pochissime cefalee, il mio livello di aggressività è decisamente calato e la mia parte creativa ha potuto emergere. Prima di un esame, di una partita a pallone (sono un discreto portiere) o di qualsiasi evento importante riesco a ridurre l’ansia da prestazione e a dare il meglio se fumo. Riesco a dormire e a svegliarmi senza problemi, mentre prima facevo fatica ad addormentarmi e soprattutto a svegliarmi autonomamente, ho imparato a prendermi cura di me stessa e a gestire il tono dell’umore.

Nel 2001 sotto lo stimolo e la connessione con le realtà dei centri sociali, che facevano già la festa del raccolto e rivendicavano l’autoproduzione, nasce il PIC (Pazienti Impazienti per la canapa) come gruppo di auto mutuo aiuto di malati di varie patologie che iniziano a lavorare su due livelli: da una parte sull’aspetto più concreto e materiale cioè su come facilitare l’accesso a questa medicina, in un momento in cui era possibile accedervi esclusivamente auto producendo o presso il mercato nero, e dall’altra parte sull’aspetto politico per arrivare al riconoscimento del diritto a curarsi con la canapa. Da un lato, ci siamo aiutati a soddisfare le necessità di una ventina di pazienti presenti su tutto il territorio nazionale, anticipando in Italia quello che oggi è conosciuto come modello CSC (Cannabis Social Club): la canapa era coltivata collettivamente ed era distribuita secondo la necessità di ognuno di noi, con un registro per regolare l’accesso nella maniera più trasparente possibile. Sull’altro livello abbiamo iniziato ad avere rapporti con le istituzioni, a cominciare dal Ministero della Salute e poi con le ASL e le Regioni. Nel 2002 nasce mio figlio Sirio. Nel 2005, dopo aver esplorato la situazione internazionale rispetto alla produzione del farmaco e dopo aver testato le possibilità di accesso a livello italiano, abbiamo cominciato a fare le richieste per l’importazione di infiorescenze femminili di canapa prodotta dal Ministero della Salute olandese. Proprio nel 2005 c’è stato il primo paziente che, appoggiandosi al decreto dell’11 febbraio del 1997 il quale permette l’importazione in Italia di farmaci registrati all’estero, ha importato il farmaco Bedrocan dall’Olanda.

Dopo la prima importazione, visto che il farmaco era nella categoria degli stupefacenti, sono state fatte richieste di proroga per poter continuare con le importazioni, sino a quando nel 2007, siamo finalmente riusciti ad ottenere l’ascolto del Ministero della Salute, e a ottenere l’inserimento dell’unico principio attivo stupefacente della canapa: il THC, nella tabella 2b, che comprende le sostanze stupefacenti e psicotrope di riconosciuto valore terapeutico, ovvero prescrivibili su semplice ricetta bianca non ripetibile. Nel mio caso, posso testimoniare che nonostante fossi in prima linea nella battaglia per la normalizzazione della canapa come farmaco, il mio medico di base di allora, per non parlare degli specialisti, nonostante riconoscessero i benefici da me ottenuti in 15 anni di cura con la canapa in sostituzione completa ai barbiturici, per ignoranza e per il fatto che ASL e Ordine dei Medici davano informazioni fuorvianti, si rifiutavano di compilare il modulo di importazione. Così ho deciso di cambiare medico, cercandone uno disposto a prescrivermi la canapa, ma in quel momento si è aperto un altro problema, quello economico, per far fronte alle spese di acquisto del farmaco. Nel mio caso, avendo necessità di circa 1 grammo e mezzo a giorno, nonostante abbia tutte le carte in regola, sono costretta a trovare modalità di accesso alternative. I costi di importazione nel mio caso sarebbero attorno ai 1200/1300 euro ogni tre mesi per 135 grammi. Nel 2010, tornando dal consiglio regionale lombardo, per la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge regionale per l’accesso alla canapa, in stazione a Genova vengo fermata dalla Finanza con 3 grammi di canapa. Me la sequestrano e mi rilasciano un verbale art. 75 [NDR. uso personale “Legge Fini-Giovanardi”]. Dopo un anno e mezzo mi chiamano a colloquio in Prefettura, io nel frattempo avevo fatto presentare degli scritti difensivi dall’avvocato e dopo un’ora e mezza di colloquio, giungono all’archiviazione riconoscendomi il diritto a trasportare la medicina. Al momento il problema maggiore è che sta per entrare in commercio, registrato in Italia, un farmaco che si chiama Sativex, uno spray sublinguale a base di derivati di canapa: fino ad oggi questo farmaco, al pari del Bedrocan viene importato dall’estero, e la sua messa in commercio, come farmaco registrato in Italia, potrebbe diventare l’unica forma autorizzata per i pazienti italiani, a scapito di tutti quelli che preferiscono curarsi direttamente con le infiorescenze. La soluzione sarebbe apprestare una produzione su scala nazionale della pianta come già si fa in Canada, Olanda ed Israele. Nel mio caso, ad esempio, il Sativex, essendo a base alcolica, mi risulta di difficile assunzione, oltre al fatto più importante che credo che al momento non abbia nemmeno il corretto equilibrio di cannabinoidi che io necessito per beneficiare effettivamente dell’assunzione. Personalmente credo che nel prossimo futuro (anche come PIC) rivendicheremo il fatto che ogni malato possa scegliere la sua pianta, coltivarsela e gestirsela, visto che parliamo di una pianta che non ha mai ammazzato nessuno. E volendo comunque si potrebbero effettuare dei controlli di qualità a livello di associazione di produttori senza per questo dover delegare la produzione in monopolio allo Stato italiano.

  • Contenuto non disponibile
    Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


− tre = 3

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Cookies Policy

Cosa sono i cookies?

I cookies sono file di testo di piccole dimensioni che possono venire scambiati con il browser quando un utente visita un determinato sito internet. I cookies consentono a un sito di riconoscere un particolare dispositivo (computer, tablet, telefono cellulare o altro dispositivo mobile) o browser.

 

Quanti tipi di cookies esistono?

Esistono diversi tipi di cookie:

 

Come utilizza i cookies Canapamedica.it?

Canapamedica.it utilizza i cookies per rendere l’uso del sito più semplice e per meglio adattare l’esperienza di navigazione agli interessi ed ai bisogni di ogni singolo utente. I cookies possono venire usati per velocizzare le attività degli utenti su Canapamedica.it, come ad esempio l’accesso alla propria area riservata o la visualizzazione delle ultime pagine consultate. Inoltre i cookies possono essere utilizzati per compilare statistiche anonime aggregate che consentono di calcolare le visite al sito, per capire come gli utenti usano Canapamedica.it e per aiutarci a migliorarne la struttura, i contenuti e la navigabilità.
Attraverso i cookies non è comunque possibile identificare personalmente un utente di Canapamedica.it.

Canapamedica.it utilizza cookies di sessione, cookies permanenti e cookies di terze parti.
I cookies di sessione che scadono nel momento in cui viene chiuso il browser, vengono utilizzati principalmente per proporre all’utente gli ultimi annunci consultati.

I cookies permanenti servono per consentire all’utente di memorizzare i dati di accesso alla propria area riservata e non dovere effettuare il log-in ogni volta che si visita Canapamedica.it.

Alcuni cookies di terze parti sono utilizzati per calcolare le statistiche degli accessi e della navigazione su Canapamedica.it (ad esempio il numero dei visitatori giornalieri, il numero delle pagine viste, la durata di tali visite ecc…).
Tali cookies sono messi a disposizione e gestiti da Google Inc. tramite il servizio Google Analytics che utilizza dei cookies che vengono depositati sul computer dell’utente allo scopo di consentire a Canapamedica.it di analizzare come gli utenti navigano all’interno del sito.
Le informazioni generate dal cookie sull'utilizzo di Canapamedica.it da parte dell’utente verranno trasmesse e depositate presso i server di Google negli Stati Uniti. Google utilizzerà queste informazioni allo scopo di tracciare ed esaminare l’utilizzo dei Sito Web da parte dell’utente, compilare report anonimi sulle attività dei visitatori all’interno di Canapamedica.it.

Facendo uso di Canapamedica.it, si acconsente al suo utilizzo dei cookies in conformità con la presente Cookie Policy.
Coloro che non volessero l’utilizzo dei cookies da parte di Canapamedica.it potranno cancellarli semplicemente andando nelle impostazioni privacy del proprio browser di navigazione e selezionando l’opzione di eliminazione dei cookies.

La scelta di disabilitare i cookie che impieghiamo, potrebbe influenzare l’esperienza dell’utente mentre si trova su Canapamedica.it e potrebbe limitare l’utilizzo di alcune funzionalità.

Chiudi