Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Andrea Trisciuoglio.

Mi chiamo Andrea Trisciuoglio e ho 34 anni. Da alcuni anni ho la sclerosi multipla, malattia che mi ha creato alcune disabilità. Dopo aver utilizzato i farmaci tradizionali attualmente in commercio (chemioterapici, immunosoppressori, miorilassanti) purtroppo iniziavo a soffrire troppi effetti collaterali. Soprattutto le oltre 300 punture di Interferone, oltre a causarmi febbre alta, tantissimi tremori e problemi di incontinenza, mi fecero diventare agofobico.

Fu allora che iniziai a guardare oltre confine per capire come si curano i pazienti con sclerosi multipla e cominciai a vedere che all’estero si utilizza la canapa e con ottimi risultati, considerata anche la bassissima incidenza di effetti collaterali di questa sostanza.

La scelta era presa, decisi di trattare la mia malattia con la canapa, ma come fare? Conobbi alcune realtà di medici e pazienti che si occupano di canapa medicinale che mi spiegarono come procedere. In fondo, sulla carta, sembrava semplice: dovevo solo trovare un medico che mi prescrivesse il farmaco, convincere il comitato etico dell’ospedale, il primario del reparto, il direttore sanitario, l’ufficio patrimonio e la farmacia. Alla fine di questo percorso il mio diritto alla salute era accompagnato da una fattura di 600 euro per 3 mesi di trattamento. Insieme all’associazione Luca Coscioni cominciai ad informare i cittadini malati che tentano di orientarsi nel caotico mondo italiano della cannabis terapeutica: spieghiamo loro come sia possibile superare burocrazia e ignoranza e vedersi riconosciuto il diritto alla salute. Tramite la burocrazia però, ricevere la canapa dall’estero era ed è comunque molto difficoltoso.

E, come ogni paziente italiano sa, oltre la burocrazia c’è la strada. E in Italia la canapa si trova in strada al mercato nero. Così come la stragrande maggioranza di pazienti la provai e subito ne trovai i benefici. Certa gente però non la voglio neanche conoscere e tanto meno dargli i miei soldi.

E così a conti fatti ci sono due modi per ottenere il farmaco: o la coltivi in proprio o segui tutto l’allucinante iter istituzionale.

Nel primo caso sei illegale. Io sono disabile e non lavoro, dove li trovo 600 euro per procedere legalmente? Un seme mi costa 2 euro e mi da la stessa quantità per 3 mesi. Essendomi sempre battuto per la legalità cominciai a convincere la varie strutture sanitarie della mia zona di quanto fosse più economico il Bedrocan (nome commerciale del farmaco cannabinoide) rispetto al farmaco che avrei dovuto utilizzare.

Il farmaco si chiamava Tysabri (Natalizumab), un immunomodulante, in flebo una volta al mese, e costava alle casse del Servizio Sanitario Regionale 3 mila euro al mese. Il Bedrocan costa 48 euro.

Non si tratta di buonismo verso il malato che chiede, qui è in gioco proprio il buon senso. Fui convincente e così da 4 anni assumo regolarmente la cannabis che il mio ospedale in Puglia mi fornisce, mutuata dal Servizio Sanitario Regionale.
Il 29 giugno del 2010, a causa dell’operazione “Pollice verde”, che su tutto il territorio nazionale, coinvolgeva 2800 persone che avevano acquistato online semi di canapa, una pattuglia di carabinieri perquisiva la mia abitazione. Cercavano droga, ma trovarono solo flaconi finiti di Bedrocan. Al tempo ero l’unico paziente in Puglia ad avere legalmente la canapa, ma se fossi stato uno dei tantissimi altri che non ne hanno diritto, o meglio ne avrebbero ma non gli viene riconosciuto, la vicenda avrebbe preso tutt’altra piega. Io almeno avevo una prescrizione medica e la regione autorizzava la mia terapia. I carabinieri sono venuti a casa mia dopo avermi iscritto nel registro degli indagati per l’art. 73 della legge Fini-Giovanardi. Quando mi informo su cosa sia questo art. 73 vedo che sono indagato per spaccio! Esiste la presunzione di reato basato sul seguente ragionamento: compri semi, ergo coltivi, ergo spacci. Il riscontro popolare, mediatico e perfino politico, creato da questa assurda vicenda, mi fece comprendere in maniera maggiore quanto fosse necessario fermare la follia del proibizionismo.

Non si può criminalizzare chi utilizza la canapa per il proprio benessere. E’ ancora più infame quando si va a criminalizzare un malato che magari ha già altri 100 mila pensieri causati dalla propria patologia e non può vedersi piombare la mattina all’alba 5 carabinieri in casa. Facile poi come, in un secondo tempo, fece Giovanardi: alzare il telefono e chiamarmi per esprimere solidarietà. Dal 29 giugno 2010 (data della perquisizione) vedo molto meno quello splendido sorriso che m’ha fatto innamorare sul viso di mia moglie. Perché le forze dell’ordine sono entrate prepotentemente nella nostra vita. Sono stati gentilissimi è pur vero, ma dovevano fare il loro lavoro e cercavano ovunque piante di canapa (addirittura nelle federe del cuscino di mio figlio neonato). Ho ancora in testa la voce del bambino (8 mesi all’epoca) che chiamava “papà” quando i carabinieri mi portarono in caserma per verbalizzare il tutto. Da quel 29 giugno ho ribadito più volte il mio “mai più” e, parafrasando un motto della Luca Coscioni, dopo aver portato il nostro corpo malato al cuore della politica, pretendiamo dalla politica stessa una riforma immediata della legge Fini-Giovanardi.

Sono trascorsi oramai 7 anni dalla modifica della legge sulle droghe che ha parificato tutte le sostanze in un’unica tabella.

Per un paziente che utilizza canapa per curare la propria patologia non è assolutamente tollerabile leggere i Giovanardi e i Serpelloni che affermano che ciò con cui mi curo mi provocherà buchi nel cervello e sarà l’anticamera delle droghe pesanti. Questo è terrorismo psicologico fatto con soldi pubblici. Come si fa a parificare il mio farmaco a sostanze come l’eroina, la cocaina o altre? A chi diffonde queste notizie (e mi riferisco al Dr. Serpelloni) chiedo la rimozione dal ruolo che copre come responsabile DPA (Dipartimento Politiche Antidroga). Ai vari Lepanto, Militia Christi e altri che hanno organizzato gruppi di preghiera per chiedere di non far utilizzare questi farmaci cannabinoidi li invito (se proprio vogliono pregare) a farlo per altro.

Da difensore dei diritti civili e seguace della nonviolenza, cito il Mahatma Gandhi: “La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo.”

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One comment

  1. Monia /

    Buona sera dottore sona la mamma di un bambino di 12 anni e anche mio figlio cone lei fa uso di immonusoppressori , cortisone e antibiotico in quanto affetto da Morbo di chron ma nonostante ciò continua a camminare questa malattia maledetta.la prego so che lei è molto bravo con i bambini mi dica cosa fare

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  1. ANDREA TRISCIUOGLIO, LAPIANTIAMO – MEDICAL CANNABIS MILITANT | Underground Cannabis - […] ci parli assieme ti accorgi che Andrea Trisciuoglio prova rabbia e indignazione. Ma discutendo del dramma chiamato ‘cannabis terapeutica […]

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