Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Alessandro Raudino

Alessandro Raudino

Apr 3, 2018

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Alessandro è un ragazzo siciliano che soffre di sclerosi multipla. Nella sua regione trovare cannabis medica è molto difficili sia tramite i canali legali, per la mancanza del farmaco, sia attraverso quelli illegali, perché la qualità è pessima. Per questo motivo Alessandro ha deciso di coltivare la propria medicina. Una scelta di dignità e disobbedienza civile.   Mi chiamo Alessandro Raudino, ho 34 anni. Da 11 anni sono affetto da Sclerosi multipla RR. Nei primi periodi della malattia non mi è stata data nessuna cura tradizionale, ma dopo una brutta ricaduta mi hanno iniziato a prescrivere il Copaxone, un piccolo chemio-terapico, che dopo ben 800 punture mi ha portato a gravi controindicazioni come pertosse, tumore al colon (operato di urgenza), herpes Simplex diffusa, piastropatia, depressione e fegato ingrossato. Dopo aver fatto presente alla mia dottoressa, del centro di sclerosi del San Raffaele di Cefalù, delle svariate controindicazioni, lei non fece altro che cambiarmi il tipo di farmaco, proponendomi l’Interferone beta. Io però, visto che la precedente terapia, spacciatami per blanda, mi aveva causato diverse controindicazioni più o meno gravi, lo rifiutai. Al momento in cui le feci presente della possibilità di utilizzare la cannabis come alternativa, lei mi congedò dicendomi che siccome non ero affetto da gravi spasticità evidenti e che non ero seduto in sedia a rotelle non poteva prescrivermela. A quel punto ho deciso di prendere in mano la mia vita e d’intraprendere questa cura alternativa. La cannabis come terapia e l’autoproduzione È da circa 3 anni che faccio uso di cannabis terapeutica e la mia vita è cambiata decisamente in meglio. Non ho più le placche infiammate all’encefalo, non ho più spasmi notturni, non ho più crampi e non ho più la depressione. Purtroppo il reperimento della cannabis non è tanto semplice. Fino a poco tempo fa non potevo permettermi di comprarla in farmacia visto che il prezzo arrivava sino ai 35 40 euro al grammo. Recentemente i prezzi si sono abbassati e, quando posso, l’acquisto presso la farmacia San Carlo di Ferrara a 16 euro al grammo. Purtroppo, quando ciò non mi è possibile, la reperisco al mercato nero. Ultimamente per queste problematiche però, ho dovuto...

Alberico Nobile

Alberico Nobile

Apr 3, 2018

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Alberico è un ragazzo pugliese. La sua patologia si chiama tetraplegia spastica e grazie alla cannabis riesce a mantenere un livello di vita più dignitoso. Il percorso per ottenerla, però è stato lungo e periglioso. Mi chiamo Alberico Nobile, ho 36 anni e vivo a Taranto. Sono perito informatico, attualmente disoccupato. Soffro di tetraplegia spastica. Un incidente stradale avvenuto nel 1995 mi ha causato una lesione midollare cervicale (c3-c4-c5). Ho provato vari antidolorifici e miorilassanti: Bacoflene,Tiocolchicoside, Tizanidina, per calmare i dolori e gli spasmi muscolari, con risultati appena sufficienti e con effetti collaterali molteplici quali problemi renali, secchezza delle mucose, problemi di salivazione, persistente stato di sonnolenza e improvvisi stati confusionali. Questi effetti collaterali sono comuni nei principi attivi sopra citati, ovviamente le reazioni sono soggettive, ma ho riscontrato le stesse problematiche nella maggior parte dei pazienti che ho conosciuto. La cannabis come terapia Nel 1996, al momento di essere ricoverato, mi trovavo in Germania e sono venuto a conoscenza dei benefici della cannabis osservando alcuni pazienti, con patologie simili alla mia, che la utilizzavano in alternativa ai farmaci comuni e con ottimi risultati. Da quel momento, dopo averla provata personalmente, ne compresi le potenzialità e cominciai a consumarla, abbandonando gradualmente tutti i miorilassanti e gli antidolorifici. Infatti, durante i primi due anni di disabilità, tutti i giorni regolarmente per 3 volte al giorno prendevo miorilassanti come il Bacoflene (ho cominciato con 3 pillole da 5 mg per poi arrivare a 4 pillole da 25 mg) al quale sono diventato farmacoresistente dopo aver raggiunto i dosaggi massimi consentiti. Ovviamente una volta tornato in Italia sono cominciati i problemi perché era difficile e pericoloso reperire la cannabis di cui avevo bisogno. Per circa 18 anni mi sono dovuto rifornire al mercato nero, rischiando di avere problemi con la giustizia: per recuperare un po’ di cannabis infatti spesso ero costretto a recarmi personalmente, o a delegare qualche amico volenteroso, nei luoghi di spaccio in situazioni spesso frequentate da gente legata a sostanze ben più pericolose della canapa. Si suol dire che la “canna” sia il primo passo verso l’utilizzo di droghe pesanti e si afferma che lo sballo della “canna” non...

Walter De Benedetto

Walter De Benedetto

Mar 21, 2018

  Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Walter soffre di artrite reumautoide, una malattia rara altamente invalidante. Nel corso degli anni è stato curato con innumerevoli farmaci senza risultati degni di nota e con effetti collaterali spesso molto negativi. Grazie alla cannabis e alla sua forza di volontà, Walter riesce a sostenere una quotidianità altrimenti davvero difficoltosa.   Mi chiamo Walter, ho 46 anni vivo ad Arezzo e sino al 2014 lavoravo all’ASL. A quindici anni e mezzo, dopo tre mesi di febbre persistente a quaranta, vomito e rigidità muscolare mi venne diagnosticata una “probabile” artrite reumatoide. Premetto che fino a quel momento non mi ero mai ammalato e che praticavo numerosi sport a livello agonistico tra cui judo e rugby. L’artrite reumatoide è un cancro della sinovia (il liquido extracellulare contenuto in piccole quantità nelle cavità articolari che serve da lubrificante per le articolazioni e delle cartilagini articolari), una malattia rara e di conseguenza le case farmaceutiche non sono spinte a fare ricerca perché gli introiti sarebbero estremamente bassi. Le cure tradizionali e gli effetti collaterali Fino alla fine degli anni novanta la cura di base era “empirica”: sali d’oro e potentissimi antimalarici come il Plaquenil . Su di me però non avevano nessun effetto. Il Plaquenil mi intossicava il fegato e i sali d’oro credo adesso non li producano nemmeno più. In 24 anni sono stato ricoverato per 2-3 mesi a volta per più volte l’anno. Avrei voluto una vita migliore con meno dolore per i miei cari. La mia dignità l’hanno calpestata troppe volte, ero un numero: il 14. Mi dovevo guardare dai medici e dagli infermieri. Sapete cosa vuol dire 8 anni e mezzo rinchiuso in ospedale mentre vedi i tuoi amati genitori logorarsi e ammalare? Ho provato diverse cure tra cui la chemio e gli immunosoppressori come il Metotrexade e l’Endoxen, visto che in teoria distruggere il sistema immunitario avrebbe dovuto aiutarmi, ma non era così. Gli effetti collaterali erano tremendi: malessere generale, niente energia, vomito, la cura la facevo il sabato e non mi riprendevo per 3 giorni. Non mangiavo bene, non dormivo, anche negli occhi sentivo una strana secchezza e il sapore dell’Endoxen era ovunque. Le vene intanto si...

Presentazione: ” Canapa Medica. Frammenti di resistenza sanitaria” Gennaio 2018.

Presentazione: ” Canapa Medica. Frammenti di resistenza sanitaria” Gennaio 2018.

Mar 14, 2018

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Alberto Sciolari

Alberto Sciolari

Mar 7, 2018

Alberto Sciolari ci ha lasciati nell’estate del 2018. Alberto, HIV positivo, è stato un precursore di tutto il movimento per la cannabis terapeutica in Italia. Quando ancora questo rimedio non era riconosciuto, Alberto, con un pugno di pazienti, ha lottato affinché anche in Italia venisse riconosciuta questa terapia. La sua storia aiuta a inquadrare un percorso unico per il riconoscimento legale e sociale di un’alternativa terapeutica dalle grandi potenzialità mediche. Grazie Alberto da parte mia che ho avuto il piacere di conoscerti e da parte di tante persone che mai ti conosceranno, ma che potranno curarsi con la cannabis grazie alla tua battaglia di civiltà. Mi chiamo Alberto Sciolari, sono nato nel 1955 e ho lavorato nel settore dell’arredamento. Ho contratto l’HIV alla fine degli anni ottanta. All’inizio, quando contrassi la malattia, non esistevano farmaci perché si trattava di una novità. L’HIV non si cura, si tiene sotto controllo. A partire dal 1994 ho cominciato la normale terapia antiretrovirale, la triplice HAART. Questa terapia si basa sulla combinazione di 3 farmaci, ognuno dei quali con una funzione differente: uno inibisce la proteasi e gli altri due (un nucleosodico e l’altro non nucleosodico) la proscrittasi inversa. Questa terapia se da una parte ebbe l’effetto di aumentare le cellule del sistema immunitario CD4 e diminuire la carica virale, dall’altra parte provocava effetti collaterali fisici come diarrea e mal di pancia. Trattandosi poi di 10 pasticche al giorno (all’inizio 3 farmaci per 3 volte al giorno) tutta la giornata era scandita dal ritmo d’assunzione dei farmaci e, visto che uno andava preso lontano dai pasti, uno doveva essere assunto con i cibi grassi ed uno evitando il pompelmo, condizionava anche la mia dieta. Tutto ciò mi portava ad avere un rapporto di repulsione per il cibo, da un lato perché i farmaci mi causavano nausea e dall’altro perché, per rispettare la scadenza temporale di assunzione, dovevo mangiare a comando. Il percorso per il riconoscimento della cannabis in medicina Documentandomi su Internet trovai uno studio americano su Pubmed che spiegava che i pazienti riuscivano ad ottenere una maggiore aderenza al piano terapeutico se assumevano cannabis, visto che questa sostanza annulla il problema della repulsione del cibo. Devo dire...

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