Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Dott. Roberto Donati

Dott. Roberto Donati

Feb 19, 2014

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Sono un medico romano, specializzato in chirurgia, odontoiatria, patologia generale, omo tossicologia e omeopatia. Soffro di carcinoma prostatico inoperabile perché il carcinoma ha superato la capsula e si è espanso in vescica. Con l’invasione della vescica l’unica terapia consigliata è la radioterapia a grandi dosi, io però, finché ho potuto l’ho rifiutata perché anche la più precisa radioterapia, oltre a bruciare le cellule tumorali brucia anche le cellule sane e, anche se ancora non possiamo saperlo, credo che possa modificare la loro struttura. Quando mi fu prescritta la radioterapia mi erano stati dati 6-7 mesi di vita. Nel 2008 il mio PSA (la misura relativa che permette di diagnosticare un eventuale tumore prostatico) era 5, al di sopra della norma che è 4. Nel 2010, quando sono venuto a conoscenza del tumore, ho fatto di nuovo il controllo del mio PSA e il valore era salito a 30. Ho fatto quindi un ciclo di 15 sedute di radioterapia ed ho cambiato alimentazione mangiando tutto, ma in porzioni limitate, ho camminato nei prati vicino a dove vivo e condotto una vita tranquilla. D’altra parte ho cominciato subito le mie cure alternative. Avendo verificato che il tumore era ormone-dipendente ho iniziato a prendere Androcour, per il trattamento antiandrogeno nel carcinoma prostatico inoperabile e Zoladec per bloccare l’avanzamento del tumore. Mi sono curato con medicine alternative: graviola e tisana di René Caisse. Ho cambiato alimentazione, rendendola più vegetariana. Assumo il TAD (Glutatione sale sodico) e l’esafosfina per mantenere il sistema immunitario il più forte possibile. Nel 2012 la mia ricerca di medicine alternative mi portò sul sito youtube dove guardai attentamente un filmato che s’intitolava: “La vera storia della Marijuana “. Scoprii in questo modo che in Canada un agricoltore che produceva l’olio di canapa, aveva insegnato ad un signore olandese come ottenerlo. L’agricoltore si chiama Rick Simpson. Quest’olio di cannabis distrugge le cellule tumorali. Ho iniziato a prendere l’olio di provenienza olandese per novanta giorni la sera alle ore 20, dopo i pasti, due gocce sopra la lingua e andavo a dormire. Ho preso inoltre artemisia annua 3 capsule al giorno dopo i pasti e un bicchierino di aloe vera alla...

Estrazione di olio di cannabis con olio di oliva. A cura di Luigi Romano

Il processo di estrazione con olio d’oliva è uno dei più semplici e sicuri da effettuare nella tranquillità delle mura domestiche. Si possono effettuare 2 tipi di estrazione con olio d’oliva e, prendendo in considerazione i risultati, la seconda modalità di estrazione sembra raccogliere la maggiore concentrazione di principi attivi. Tuttavia, ci sono diversi pareri dei pazienti che preferiscono una o l’altra modalità a seconda di quella che ritengono più terapeutica per la loro situazione clinica. Per questo tipo di procedura non ci sono avvertimenti particolari come per il metodo con EtOH in quanto si sta utilizzando dell’olio d’oliva che non è infiammabile e non rilascia fumi. Di contro questo metodo ha il problema della concentrazione dell’estratto finale. Infatti, a differenza dell’EtOH, l’olio non evapora quindi a fine estrazione avremo il nostro olio d’oliva, arricchito in Cannabis, ma il volume finale sarà all’incirca quello di partenza. Volendo fare un paragone, utilizzando la stessa quantità di Cannabis dell’estratto etanolico (es. 5 g) in 20 ml di olio d’oliva possiamo supporre che a fine processo avremo 1 g di estratto concentrato, come da preparato alcolico, già diluito in 20 ml di olio d’oliva. Materiali: – Cannabis di buona qualità (la qualità della vostra Cannabis influisce, ovviamente, sulla qualità del vostro estratto finale). – Olio d’oliva extra vergine (reperibile in un qualsiasi negozio/supermercato) – Barattoli di vetro o in ceramica – Colino per tisane e un qualsiasi materiale inerte (fazzoletti di cotone) per rimuovere il materiale vegetale dal vostro estratto. – Piccolo “pistone” o pestello da mortaio o un qualsiasi altro strumento per pressare il nostro estratto – Carta stagnola e nastro adesivo Procedimento: Descriverò il procedimento leggermente più complicato in quanto prevede la presenza dell’acqua e una fase di separazione in freezer. Possiamo utilizzare 5 g di Cannabis e 20 ml d’olio d’oliva. Diversamente dalla procedura con EtOH, che prevede due estrazioni, quella con olio ne porta solo una anche se provare una seconda estrazione era già nelle nostre intenzioni. Recentemente, nella tranquillità delle mie mura domestiche, effettuo anche la seconda estrazione, volendo, da poter combinare con la prima. Estrazione: Tritare la Cannabis (“a dita” o con grinder, anche se io preferisco “a dita”) e mischiarla...

Preparazione olio di cannabis con etanolo. A cura di Luigi Romano

Estrazione con etanolo Il processo estrattivo con etanolo (EtOH) ovvero alcol etilico comunemente reperibile come alcol alimentare al 95-96% produce un estratto molto concentrato che contiene cannabinoidi, terpeni e qualche flavonoide. Quindi un’estrazione totale dei principi attivi presenti nella Cannabis. Considerando che la media della RESA DI ESTRAZIONE È DEL 20%, da 10 g di Cannabis si possono ottenere 2 g di Cannabis Oil. Il procedimento è molto semplice e non bisogna essere dei chimici per effettuarlo, bisogna però, essere molto attenti nel NON USARE FIAMME LIBERE. Il processo di concentrazione dell’estratto richiede l’evaporazione del solvente, dell’EtOH, quindi un processo di riscaldamento dell’estratto. Dato che l’ EtOH, così come i suoi fumi, è infiammabile il processo di evaporazione del solvente deve essere effettuato in un AMBIENTE BEN AREATO su di una comunissima PIASTRA ELETTRICA (o da cucina o quelle per caffé americano) meglio se con settaggi per la temperatura e per il tempo. Materiali: – Cannabis di buona qualità (la qualità della vostra Cannabis influisce, ovviamente, sulla qualità del vostro estratto finale).   – Etanolo alimentare 95-96% (reperibile in un qualsiasi negozio per liquori o supermercato). – Barattoli di vetro o in ceramica  – Carta filtrante, filtri per caffé americano o un qualsiasi materiale inerte (fazzoletti di cotone) per rimuovere il materiale vegetale dal vostro estratto. – Piastra elettrica Procedimento: Possiamo utilizzare 5 g di Cannabis e 200 ml di EtOH per effettuare 2 estrazioni (il volume di solvente può essere variato in base alle esigenze). Dopo successive esperienze consiglio di effettuare le fasi di estrazione in freezer utilizzando anche Cannabis ed EtOH conservati separatamente, ma entrambi in freezer. Tritare la Cannabis (“a dita” o con grinder, anche se io preferisco “a dita”) e quindi conservarla in freezer per una notte. In un contenitore a parte riporre in freezer il volume di EtOH che si intende utilizzare. Il giorno dopo possiamo procedere con l’estrazione. 1° estrazione: 5 g di Cannabis con 100 ml di EtOH, possibilmente in freezer e in agitazione per 30 minuti. Ottenuto il primo estratto filtrare il liquido con carta filtro o un tovagliolo di cotone. Conservare l’estratto in freezer e recuperare la Cannabis per la seconda estrazione. 2° estrazione: 5 g di Cannabis...

Daniele Piomelli.

Daniele Piomelli.

Ott 29, 2013

Studiare il sistema endocannabinoide è importante come lo è studiare il funzionamento del cervello. Il sistema endocannabinoide è un sistema di trasmissione celebrale. La maggior parte degli italiani non conosce cosa sia e quindi non conosce nemmeno la ragione per la quale il suo studio sia molto importante. Dall’altro lato, la maggioranza degli italiani conosce cosa sia la marijuana e quali siano i suoi effetti psicologici: l’allegria, la creatività, la socialità e la diminuzione dell’ansia. Noi ricercatori vogliamo capire gli effetti positivi e negativi della canapa e capire come mai questo farmaco funzioni. Studiare il sistema endocannabinoide è una maniera per comprendere meglio il funzionamento del nostro cervello. La canapa agisce perché imita un sistema di neurotrasmissione che il cervello, animale e umano, ha sviluppato nel corso dell’evoluzione. Il sistema endocannabinoide svolge funzioni importantissime a livello di controllo dell’umore, del dolore e dell’appetito. La canapa utilizzata in contesto terapeutico aumenta l’appetito, migliora l’umore e diminuisce il dolore. Noi ricercatori studiamo affinché in un futuro sia possibile avere gli effetti positivi della canapa, come quello analgesico e antidepressivo senza avere gli effetti negativi, come la produzione di dipendenza, allo stesso modo di nicotina ed alcol. La pericolosità relativa di questa sostanza è comunque molto bassa e le conseguenze della sua dipendenza, come l’irritabilità e la perdita del sonno sono certamente più blande rispetto ai farmaci oppiacei. Come gruppo di ricerca lavoriamo sui meccanismi di produzione e distruzione delle sostanze endocannabinoidi. Il nostro scopo è di sviluppare molecole che lo influenzino. Ultimamente abbiamo messo a punto una famiglia di molecole che blocca l’enzima FAAH (Fatty Acid Amide Hydrolase), il responsabile della distruzione dell’Anandamide [NDR. Arachidonoiletanolammide (AEA), neurotrasmettitore che mima gli effetti dei composti psicoattivi presenti nella cannabis]. Inaspettatamente abbiamo scoperto che bloccando la degradazione dell’Anandamide si riduce fortemente la dipendenza da nicotina nei ratti e nelle scimmie. In Italia però, manca la sperimentazione sull’uomo perché, essendo molto costosa, serve il sostegno e l’investimento dell’industria farmaceutica che sponsorizzi queste ricerche permettendo di applicarle a livello umano. Nel contesto internazionale il contributo italiano è molto importante a livello qualitativo, a cominciare dal lavoro di Di Marzo, e si situa allo stesso livello degli altri paesi europei e extraeuropei....

Luigi Romano

Luigi Romano

Ott 29, 2013

Il mio primo approccio scientifico con il mondo della Cannabis e dei cannabinoidi risale alla mia tesi di laurea. Durante l’anno di internato (2010/2011) abbiamo portato avanti una ricerca su i due endocannabinoidi più studiati. Anandamide (AEA) e 2-arachidonoilglicerolo (2-AG). In particolare ne abbiamo studiati gli effetti sulle funzioni bioenergetiche mitocondriali (sintesi e idrolisi di ATP, consumo di O2 ecc). I risultati di queste ricerche si sono concretizzati nella stesura della mia tesi sull’AEA e in una pubblicazione sul 2-AG. Subito dopo la laurea ho preparato e superato l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Nello stesso periodo sono venuto a conoscenza del bando “Ritorno al Futuro” indetto dalla Ragione Puglia che concedeva borse di studio per seguire dei Master. Vinta la borsa di studio durante tutto il 2012 ho seguito un Master di II livello in Fitoterapia presso l’Università di Siena. Il Master prevedeva un periodo di stage da svolgere presso una qualsiasi “azienda X” che trattasse fitoterapici. Il mio pensiero è andato subito alla Cannabis e alla Bedrocan in Olanda. Contattati Arno Hazekamp e Tjalling Herkelens tramite e-mail e fissato un incontro via Skype, andato a buon fine, è iniziata la mia avventura nel mondo della Cannabis terapeutica. L’oggetto della nostra ricerca è stato l’Olio di Rick Simpson quindi cannabinoidi applicati nella cura del cancro.La prima parte del mio stage si è focalizzata sulla ricerca bibliografica riguardo Cannabis, cannabinoidi e cancro ed è stata svolta in Italia. La seconda parte si è svolta in Olanda presso l’Università di Leiden. L’attività di laboratorio consisteva nel riprodurre e analizzare “5 ricette” per produrre l’olio di Cannabis tra le quali quella di Rick Simpson che consiglia l’uso della nafta. Le altre 4 erano con etanolo, etere e 2 con olio d’oliva extra vergine. Il nostro obiettivo era quello di individuare una buona “ricetta” riproducibile nella quiete domestica anche da persone non proprio in salute. I risultati indicano che la nafta è da evitare, l’etere è buono ma deve essere maneggiato con attenzione, l’etanolo è buono ed è il solvente maggiormente utilizzato e le due ricette con olio d’oliva sono le più tranquille da effettuare in quanto non richiedono l’evaporazione del solvente e il relativo sprigionarsi...

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