Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

T.S.

T.S.

Dic 27, 2013

Mi chiamo T. S. abito in Sicilia, ho 50 anni sono ebanista ed ho una moglie e tre figli. Circa 15 anni fa ho subito una delusione professionale e da lì ho cominciato a fare uso di alcool, prima birra, poi vino sino ad arrivare ai superalcolici. Negli ultimi 7 anni di alcolismo bevevo una bottiglia da 75 ml di grappa al giorno. Di mio sono sempre stato una persona ansiosa e nei primi tempi di abuso, l’alcool placava brevemente questo stato d’animo. Chiaramente, però, a lungo andare e con il passare degli anni la natura subdola della sostanza venne fuori: credevo di poter smettere senza problemi e invece tutto fu molto difficile, con il risultato di mettere a serio repentaglio tutto ciò che avevo costruito di buono nella mia vita e cioé famiglia e lavoro. Quando sono arrivato agli estremi, dopo averne discusso con mia moglie, ho deciso di farmi ricoverare. Era il 2010. Sono stato in clinica sotto trattamento di psicofarmaci (Xanax, Sereprile, Sinvastatina, Xeristar, Lansoprazolo). In clinica mi fecero degli accertamenti e risultai avere la glicemia ed il colesterolo alle stelle, l’azetomia fuori fase ed il fegato gonfio che si vedeva ad occhio nudo. Il medico mi disse esplicitamente che se non avessi smesso di bere mi sarebbero rimasti pochi mesi di vita. Dopo 10 giorni mi dimisero con una smodata voglia di bere che mi accompagnava, ma anche con una volontà ferrea di smettere. Così cercai qualcosa che mi potesse aiutare, ma che non fossero gli psicofarmaci. Durante i primi 6-8 mesi l’astinenza fu terribile, i sintomi erano questi: malessere generale continuativo, tremori, insonnia, ansia, depressione, nevrosi, disinteresse verso tutto, mal di testa e mal di schiena, nausea, sudorazione profusa anche nei mesi invernali, inappetenza, perdita di peso, stanchezza cronica, atteggiamente e comportamento paranoico, difficoltà nel relazionarsi al prossimo, perdita del desiderio sessuale, atteggiamento ossessivo-compulsivo trasferitosi dall’alcool alle sigarette, delle quali raddoppiai il consumo sino ad arrivare a 2 pacchetti al giorno. Un giorno per caso un mio amico mi raccontò che sua madre aveva curato l’alcolismo con la cannabis. Io non ne avevo mai fatto uso e così cominciai una ricerca su internet, concentrandomi sull’aspetto terapeutico e in base...

Fiorenzo Mancinetti

Fiorenzo Mancinetti

Set 22, 2013

Sono un cinquantenne che ha avuto una vita travagliata a causa di un incidente in auto all’età di 12 anni. Mi ricordo di aver fatto a tempo a realizzare che la velocità della macchina era troppo elevata e che lo schianto era inevitabile: il botto fu così violento da staccare il mozzo con tutta la ruota anteriore destra. In quel preciso momento urtai violentemente la testa contro il tetto di quella strettissima 500, persi i sensi e mi risvegliai un attimo prima che l’auto si riempisse completamente d’acqua, probabilmente per effetto dell’acqua fredda. Era l’11 novembre intorno alle ore 23. Sulla mia testa è ancora ben visibile lo sfondamento cranico causato dall’impatto. Comunque ne uscii vivo (anche se oggi avrei preferito che la mia vita terminasse quella maledetta sera) e, una volta tornato a casa, mia madre si preoccupò solo di mettermi a letto. Come spense la luce però, fui colto da un attacco di panico e così da quella notte non ho mai più potuto dormire con la luce spenta. Ogni qual volta dichiaravo ai genitori il mio disagio mi rispondevano che si trattava solo di paura e che col tempo mi sarebbe passata. Sbagliavano. Le mie ansie infatti si andavano a diramare come un cancro nel mio vivere quotidiano, rendendomi insicuro e introverso per alcuni anni. Poi un giorno, avevo circa 14 anni, feci conoscenza con l’eroina e nonostante non mi piacesse molto l’effetto narcotico, mi rendeva comunque libero dal mio “P.T.S.D.” (sindrome da shock postraumatico). Così in breve tempo divenni dipendente dalla sostanza. Avevo circa 17 anni quando mi fu diagnosticata, quello che all’ora veniva definita epatite non A e non B, subii anche una biopsia al fegato. Una volta uscito dall’ospedale ripresi a farmi e così andai avanti fino a 25 anni fra spaccio, furti e conseguente carcere. Finalmente, durante la mia ultima carcerazione, incontrai un detenuto che mi parlò delle proprietà che aveva la cannabis nell’aiutare a svezzarsi dall’eroina e nel ridurre la potenziale ricaduta. Anche se non era un luminare delle dipendenze aveva ragione. Una volta uscito dal carcere, invece che ributtarmi nella mia schiavitù, grazie ad un cugino sono riuscito a procurarmi la mia prima marijuana. Non...

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