Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

C.M.

Mi chiamo C.M., sono nata in una fredda giornata di gennaio nel 1972. Durante la crescita, come tutte le bambine, ho cominciato ad aiutare la mamma rifacendo i letti e ricordo che mi succedeva una cosa strana: con lo sforzo di mettere le lenzuola sotto il materasso mi cadevano le braccia e nei miei occhi, per alcune frazioni di secondo, calava il buio poi, rimanendo un pò stranita perché non capivo cosa succedesse, riprendevo subito il controllo. Andai dal medico che disse trattarsi di esaurimento nervoso e non mi prescrisse nessun farmaco. Un giorno, all’età di 15 anni, ero seduta sulla poltrona in sala e stavo preparando le bambole per la cuginetta che sarebbe nata in quell’anno e, mentre mia mamma riposava sul divano, ho avuto la prima crisi di grande male: facevo versi strani e mia mamma mi diceva di non scherzare, di non far la stupida, poi subito si rese conto che stava succedendo qualcosa e così mi portarono al Pronto Soccorso del Policlinico S. Matteo dove, dopo vari esami, hanno stabilito che avevo avuto una crisi epilettica di grande male. Da qui mi hanno mandato al Ospedale Casimiro Mondino specializzato per la cura delle malattie neurologiche e dopo vari esami mi hanno dato come cura il Depakin. Ho iniziato a curarmi subito e qualche tempo dopo ho constatato di non essere più sveglia e attenta come prima della cura: avevo problemi di digestione e provavo un rifiuto psicologico nei confronti delle pastiglie che dovevo prendere e che spesso mi capitava di dimenticare, provocandomi altre crisi. Mi ricordo che, periodicamente, cercavo con l’approvazione della dottoressa che mi curava, di diminuire gradualmente la cura. Un giorno avevo dimenticato una pastiglia di Depakin sul lavandino e quando si è sciolta, ho visto la gomma di cui era composta e ho deciso che avrei smesso di prenderle il prima possibile. Nel 1990 sono andata a scuola a Milano e ho cominciato a fumare hashish per piacere, nel frattempo prendevo anche il farmaco e quando mi dimenticavo le pastiglie non mi venivano crisi. Una sera ho conosciuto un medico dell’ASL e parlando del mio problema mi disse che si stava studiando la cura dell’epilessia con la...

M.S.

All’età di 13 anni ho iniziato a soffrire di una forma di emicrania: questo disturbo mi si presentava sotto sforzo atletico con auree che mi provocavano disturbi alla vista, tanto che all’età di 15 anni smisi di giocare a pallacanestro, la mia passione dei tempi e di tutt’ora. Questa forma di emicrania chiamata con aura, mal di testa insopportabile che costringe a dover star al buio nel letto con silenzio assoluto per 2 giorni, è preceduto da un annebbiamento della vista. L’annebbiamento che anticipa l’emicrania è il medesimo che anticipa le convulsioni del grande male prima della perdita dei sensi. Prima della crisi ho anche altri campanelli d’allarme, forse l’effetto sulla vista è l’ultimo, prima di tutto ho la sensazione di dejavu seguita da una pressione alla gola, e, per finire già in stato quasi incosciente, arriva il disturbo alla vista e poi la convulsione. La mia prima convulsione, a 19 anni dopo mezza giornata di dejavu tra scuola e lezioni di recupero: arrivato a casa mi corico senza fumare cannabis, infatti avevo già notato in un paio di occasioni che fumando quella sensazione se ne andava, ma quel giorno ero troppo spaventato e ancora ignaro del potere terapeutico della canapa. Dopo un pò che ero nel letto, convinto di dormire, mi rendo conto che i miei sogni erano dejavu e che non stavo dormendo, stavo solo male, così mi alzo, vado verso il bagno con la mia pipa, pronto per mettergli l’acqua e fumare nella speranza che mi passasse come le altre volte, ma ahimé, non appena arrivato in bagno, un’altra aura ancora più forte, appoggio la pipa, mi giro per tornare a letto, ma la convulsione mi raggiunge e cado picchiando la testa contro il muro. Quando apro gli occhi, ero stato via per un pò, tremavo tantissimo, ma il pensiero che mia sorella di dieci anni più piccola mi vedesse star male mi dette la forza per buttarmi a letto e chiamare aiuto. I volontari dell’ambulanza mi soccorsero portandomi all’ospedale. In ospedale mi dicono che sono epilettico e che devo prendere delle pastiglie per star bene. In un anno e poco più ebbi altre 2 convulsioni e aumentai i medicinali, al...

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