Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Mauro M.

Ho 46 anni e a 19, a seguito del presentarsi di un vistoso eritema sul viso, mi hanno diagnosticato il Lupus eritematoso sistemico [ NDR. da qui in poi LES] .  Il percorso è stato difficoltoso: ho impiegato mesi e tante visite da diversi dermatologi prima di riuscire a scoprire quale fosse la causa. Il LES è una patologia autoimmune rara, con maggior prevalenza nelle donne rispetto agli uomini (il rapporto è di circa 9 a 1), che può presentarsi fondamentalmente in tre forme diverse: rash cutanei, forma discoide e forma sistemica. Il mio è il terzo caso che interessa gli organi interni e che presenta comunque i rash, in particolare sul viso, ma ho anche avuto  la forma discoide, che si ripresenta ogni tanto. Nel caso d’interessamento degli organi come nella forma sistemica, la malattia può assalire uno qualunque di questi e variare nel tempo: io ho avuto diverse ricadute e sono stato colpito prima ai reni, poi i problemi sono stati al sangue (piastrinopenia) e poi alla guaina mielinica. Al momento sto vivendo un esordio palindromico di artrite reumatoide. A seguito della diagnosi fui ricoverato all’ospedale di Savona per 40 giorni e subii la prima biopsia, retroauricolare in questo caso, ed iniziai le cure con alti dosaggi di cortisone (Celestone 8mg/die e Bentelan in terapia a scalare ed in mantenimento), idrossiclorochina cioè Plaquenil 200mg (che però poi ho letto non essere efficace e anzi completamente inutile in pazienti fumatori ed io lo ero) ed una lunga serie di altri farmaci tra i quali Steranabol, Maalox, Zantac (anabolizzanti, gastroprotettori ecc.) per contrastare gli effetti collaterali dello steroide. All’epoca si usavano ancora dosaggi alti per lunghi periodi di tempo, ora si usano i boli, più potenti ma con periodi d’assunzione più brevi. In quel periodo mi sentivo frastornato, con riflessi affievoliti, frequenti tachicardie, bocca impastata e conseguente insensibilità ai gusti, crampi a mani, polpacci e cosce che spesso mi svegliavano la notte o mi costringevano a fermarmi se stavo guidando o lavorando, insonnia, molto appetito e bruciori di stomaco costanti. Sono ingrassato di oltre 12 chili per via dell’elevata ritenzione idrica dello steroide. Da quel momento, non ho mai smesso di usare il cortisone, che...

La cannabis in farmacia.

Esiste in Italia una ditta che importa cannabis dall’Olanda per renderla disponibile sui banconi di tutte le farmacie. Nei abbiamo parlato con il presidente Giovanni Braccioli, responsabile della divisione Farmacia di ACEF. Di che cosa si occupa ACEF in generale e in particolare riguardo la canapa? Siamo una piccola azienda (in confronto ai colossi delle multinazionali farmaceutiche) che, colmando una lacuna nella pratica terapeutica, ha voluto rendere disponibile sul mercato italiano un medicinale con effetti a volte sorprendenti. Da quanto avete iniziato a importare canapa e quanta ne è stata importata? La nostra società distribuisce Cannabis solo da pochi mesi. La scelta di commercializzarla è stata anche, in un certo senso, “obbligata” poiché nel 2012 ACEF ha acquisito il marchio della ditta ARTHA/SOLMAG, che in precedenza era l’unica azienda ad aver ottenuto dall’Ufficio Centrale Stupefacenti del Ministero della Salute l’autorizzazione all’importazione e alla commercializzazione della Cannabis Flos. Abbiamo quindi intrapreso un lungo percorso per ottenere noi stessi l’autorizzazione per importare la Cannabis medicinale dall’unica azienda Europea autorizzata a produrre vari tipi di Cannabis medicinale con standard farmaceutici, ovvero la BEDROCAN BV (www.bedrocan.nl). La nostra società è autorizzata a vendere Cannabis medicinale solamente alle farmacie (private ed ospedaliere). Il prodotto è classificato come farmaco con attività stupefacente, per cui soggetto a una normativa particolare che prevede procedure di acquisto e vendita particolarmente complesse. Senza entrare nel dettaglio, questa procedura burocratica permette alle autorità, per ogni minima quantità di prodotto commercializzata, di risalire alla farmacia cui è stata ceduta, al medico che l’ha prescritta e al paziente che l’ha assunta. Il prezzo di acquisto e vendita sono dati confidenziali, tuttavia, per trasparenza e vista la delicatezza del prodotto, li abbiamo comunicati alle autorità. La nostra società applica dei margini, mi creda, minimi di profitto che servono essenzialmente per coprire i costi aziendali di gestione, mentre il farmacista applica a sua volta gli oneri stabiliti per legge. Alla fine il prodotto viene comunque a costare al paziente attorno ai 35-40 euro/grammo. Purtroppo il costo della terapia risulta elevato, tuttavia alcune Regioni hanno promulgato leggi volte a favorire l’accesso alla terapia a base di Cannabis.   Quali sono le difficoltà che incontrate nel vostro lavoro? La prima è...

Antonio N.

Ho avuto un tumore renale. Me ne resi conto per puro caso nell’aprile del 2009. Siccome non era più curabile i medici hanno eseguito una nefrectomia totale e cioè l’asportazione totale del rene sinistro. Successivamente, verso dicembre dello stesso anno, ad un controllo di routine, per la prima volta si evidenziava una metastasi polmonare di 1 cm che venne asportata nel marzo del 2010. Tale metastasi si rivelò essere composta da cellule di tipo renale e maligne. Nell’aprile 2011 comparve un’altra metastasi di circa 1 cm al polmone sinistro. Iniziai a prendere un medicinale omeopatico di nome Vidatox , ricavato dal veleno di uno scorpione e commercializzato a Cuba. Nei successivi controlli si evidenziava una decrescita costante, sino a quando a marzo 2012 il tumore era completamente riassorbito.  Ahimè però, a settembre 2012 riapparse un nodulo di 2,5 cm al polmone destro. La proposta di cura era un’altra chirurgia che rifiutai e poi una terapia con Pazopanib , un antiangiogenetico. Il costo di tale terapia ammontava a 6.000 euro per una confezione da 90 compresse. Io ne avrei dovuto assumere 120 al mese per la modica cifra di 8.000 euro. Quando domandai per quanto tempo avessi dovuto estendere la cura, mi venne risposto a tempo indeterminato, o almeno fin tanto che il mio corpo non avesse reagito con eccessivi effetti collaterali, o dimostrasse di non reagire alla terapia. Sentito ciò decisi, essendo cardiopatico ed essendo il Pazopanib un medicinale vasocostrittore, che non sarebbe stato il caso di rischiare una terapia così aggressiva e per altri versi dannosa. A quel punto rinunciai anche alla terapia. Venni a conoscenza della canapa e delle sue potenzialità tramite un’amica che a sua volta aveva un conoscente che in California aveva avuto una parte importante nel processo di legalizzazione della cannabis terapeutica. Così, grazie ad internet, per ben due mesi mi dedicai alla ricerca di tutto ciò che si potesse trovare sull’argomento e mi convinsi che quella era una strada da provare. Scoprii che la cannabis medica non si fuma. Il fumarla si addice di più a coloro che ne fanno un uso ludico. Attraverso le vie respiratorie il principio attivo THC o Δ-9-tetraidrocannabinolo si mette rapidamente in circolo producendo quell’effetto...

Dott. Roberto Donati

Dott. Roberto Donati

Feb 19, 2014

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Sono un medico romano, specializzato in chirurgia, odontoiatria, patologia generale, omo tossicologia e omeopatia. Soffro di carcinoma prostatico inoperabile perché il carcinoma ha superato la capsula e si è espanso in vescica. Con l’invasione della vescica l’unica terapia consigliata è la radioterapia a grandi dosi, io però, finché ho potuto l’ho rifiutata perché anche la più precisa radioterapia, oltre a bruciare le cellule tumorali brucia anche le cellule sane e, anche se ancora non possiamo saperlo, credo che possa modificare la loro struttura. Quando mi fu prescritta la radioterapia mi erano stati dati 6-7 mesi di vita. Nel 2008 il mio PSA (la misura relativa che permette di diagnosticare un eventuale tumore prostatico) era 5, al di sopra della norma che è 4. Nel 2010, quando sono venuto a conoscenza del tumore, ho fatto di nuovo il controllo del mio PSA e il valore era salito a 30. Ho fatto quindi un ciclo di 15 sedute di radioterapia ed ho cambiato alimentazione mangiando tutto, ma in porzioni limitate, ho camminato nei prati vicino a dove vivo e condotto una vita tranquilla. D’altra parte ho cominciato subito le mie cure alternative. Avendo verificato che il tumore era ormone-dipendente ho iniziato a prendere Androcour, per il trattamento antiandrogeno nel carcinoma prostatico inoperabile e Zoladec per bloccare l’avanzamento del tumore. Mi sono curato con medicine alternative: graviola e tisana di René Caisse. Ho cambiato alimentazione, rendendola più vegetariana. Assumo il TAD (Glutatione sale sodico) e l’esafosfina per mantenere il sistema immunitario il più forte possibile. Nel 2012 la mia ricerca di medicine alternative mi portò sul sito youtube dove guardai attentamente un filmato che s’intitolava: “La vera storia della Marijuana “. Scoprii in questo modo che in Canada un agricoltore che produceva l’olio di canapa, aveva insegnato ad un signore olandese come ottenerlo. L’agricoltore si chiama Rick Simpson. Quest’olio di cannabis distrugge le cellule tumorali. Ho iniziato a prendere l’olio di provenienza olandese per novanta giorni la sera alle ore 20, dopo i pasti, due gocce sopra la lingua e andavo a dormire. Ho preso inoltre artemisia annua 3 capsule al giorno dopo i pasti e un bicchierino di aloe vera alla...

Antonino Lombardo

Antonino Lombardo

Feb 19, 2014

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer Mi chiamo Antonino Lombardo, Nino. Ho 43 anni, sto in Sicilia, e lavoro come operaio presso un supermercato. A settembre del 2011 mi hanno diagnosticato un coriocarcinoma atipico e seminoma atipico allo scroto sinistro. Ho subito un’operazione immediata per rimuovere lo scroto sinistro dopo di che, in seguito agli esami di controllo, è uscito fuori che i linfonodi addominali bassi erano in metastasi e quindi mi sono sottoposto ad un secondo intervento finalizzato alla loro rimozione. Dopo gli interventi per 4 mesi ho seguito 5 cicli di chemioterapia. Effettuavo la chemio per 5 giorni di seguito, poi sospendevo per 3 giorni e la settimana successiva facevo un richiamo. Dopo una settimana facevo un secondo richiamo, mi fermavo per una settimana e poi cominciavo con il secondo ciclo. Gli effetti collaterali della chemioterapia sono stati: perdita dei capelli e della barba, nausea, dolori addominali, mancanza di appetito e sonno ed una generale mancanza di forze. Tali effetti sono cominciati subito dopo la prima seduta e fra questi, la sensazione del vomito e la stanchezza continua mi hanno accompagnato per lungo tempo rendendo il lavorare più faticoso di quello che in realtà sarebbe. Navigando su internet ho scoperto che avrei potuto mitigare gli effetti della chemio utilizzando la canapa. Durante il secondo ciclo ho iniziato ad assumerla e subito la sensazione di vomito è scomparsa mentre, come per magia sono ricomparsi l’appetito ed il sonno. La qualità della mia salute è tornata ad un livello accettabile. La dose di cui avevo bisogno era di 3-4 canne al giorno, dopo i pasti. Per recuperare la canapa ero costretto a rivolgermi al circuito del mercato nero: a giorni alterni mi recavo dagli spacciatori e per 50 euro mi davano 2 grammi e mezzo. La qualità era buona, ma al mercato nero non ci sono mai certezze. Un giorno di ritorno da un acquisto più ingente, per risparmiare ed avere un po’ di scorta, vengo fermato dai carabinieri che mi trovano con 500g di canapa. Mi portano in caserma, ed essendo incensurato e riconoscendomi le attenuanti del mio utilizzo per motivi medici, mi fecero fare 1 mese di domiciliari e 2 mesi con obbligo...

Elena M.

 Mi chiamo Elena ho 36 anni e sono nata a Livorno. Per circa 10 anni ho gestito un mini market alimentare. Dopo la diagnosi delle mie patologie ho cambiato lavoro ed ora gestisco un’edicola. Morbo di Crohn e cibo non andavano d’accordo. Soffro di malattie autoimmuni e il morbo di Crohn è quella da cui partono tutte le altre: artrite reumatoide autoimmune, dermatite cronica autoimmune e dermatite psoriaca della cute. Il Crohn mi fu diagnosticato all’età di 26 anni. Cominciai a stare male a gennaio 2003. Si susseguirono 6 mesi di analisi inconcludenti e terapie inadeguate, credendo che avessi contratto un batterio o un virus, i medici cambiavano antibiotico ogni 15 giorni. Avevo forti dolori addominali e articolari, andavo in bagno circa 15 volte al giorno, un incubo, principalmente di notte e non assimilavo niente di quello che mangiavo. Decisero di farmi una colonscopia e venne fuori che avevo l’intestino ricoperto di piaghette infette, fecero una biopsia e mi diagnosticarono il morbo di Crohn. Se mi avessero prescritto subito questo esame mi sarei risparmiata antibiotici inutili e non sarei deperita tanto, persi circa 10 chili, non riuscivo quasi a camminare e, temendo di avere un tumore intestinale, rimasi chiusa in casa per mesi. Quando mi prescrissero finalmente le terapie idonee al problema era agosto, 8 mesi dopo l’inizio dei sintomi. Prendevo 3 volte al giorno un antinfiammatorio l’Asacol 6 compresse, il cortisone Medrol 32 mg 2 compresse la mattina e la sera e in aggiunta l’antibiotico Ciproxin 500 15 giorni si e 15 giorni no. Nel 2004 il Medrol fu sostituito con un cortisone a rilascio modificato l’Entocir, visto che il Medrol mi “accellerava” troppo: mi cambiava la respirazione e mi dava troppa ritenzione idrica, avevo le energie per correre una maratona, ma non il fiato, avevo una respirazione affannosa qualsiasi cosa facessi. Dall’ Asacol passai al Pentasa come antinfiammatorio, anch’esso a rilascio modificato concentrato nell’intestino, questo farmaco infatti è studiato per non sciogliersi nello stomaco ma successivamente, sono piccole capsule rivestite da una sostanza resistente agli acidi della digestione che si sciolgono dopo x ore ed entrano in azione solo dopo aver passato lo stomaco: viene considerato come una pomata che si stende direttamente sul eruzione...

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