Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

D.R.

Sono un medico romano, specializzato in chirurgia, odontoiatria, patologia generale, omo tossicologia e omeopatia. Soffro di carcinoma prostatico inoperabile perché il carcinoma ha superato la capsula e si è espanso in vescica. Con l’invasione della vescica l’unica terapia consigliata è la radioterapia a grandi dosi, ma io l’ho rifiutata perchè anche la più precisa radioterapia, oltre a bruciare le cellule tumorali brucia anche le cellule sane e, anche se ancora non possiamo saperlo, io credo che ciò possa modificare la struttura delle cellule sane. Se avessi fatto la radioterapia tre anni fa, mi diedero 6-7 mesi di vita. Nel 2008 il mio PSA ( la misura relativa che permette di diagnosticare un eventuale tumore prostatico) era 5 al di sopra della norma che è 4. Nel 2010, quando sono venuto a conoscenza del tumore ho fatto il controllo del mio PSA ed il valore era 30 invece che sotto 4. Dal 2010 ho cominciato le mie cure alternative. Avendo verificato che il tumore era ormono- dipendente ho iniziato a prendere Androcour, per il trattamento antiandrogeno nel carcinoma prostatico inoperabile, e Zoladec per bloccare l’avanzamento del tumore. Mi sono curato con medicine alternative: graviola, tisana di renè caisse, ho cambiato alimentazione, rendendola più vegetariana. Faccio il TAD (Glutatione sale sodico) e l’esafosfina per mantenere il mio sistema immunitario il più forte possibile e adesso da 90 giorni sto utilizzando il THC. Nel 2012 infatti la mia ricerca su internet di medicine alterrnative per il cancro mi portò sul sito Youtube dove guardai attentamente un filmato che titolava “La vera storia della Marijuana “. Così scoprii che in Canada un agricoltore che produce l’olio di canapa aveva insegnato ad un signore olandese come si ottiene. L’agricoltore si chiama Rick Simpson. Quest’olio di cannabis distrugge le cellule tumorali. Ho iniziato a prenderlo per novanta giorni la sera alle ore 20, dopo i pasti e andavo a dormire. Dopo questa cura con medicine allopatiche e olio di canapa il mio PSA è sceso a 5,7 ed arriverò a portarlo sotto i 4 aggiungendo un’altra cura alternativa, la vitamina B17 o leatrile, nome scentifico. Per ora sto bene il carcinoma è regredito ancora, la battaglia non è finita ma...

N.L.

Mi chiamo N.L. ho 39 anni, sto in Sicilia, e lavoro come operaio presso un supermercato. A settembre di un anno fa mi hanno diagnosticato un coriocarcinoma atipico e seminoma atipico allo scroto sinistro. Ho subito un’operazione immediata per rimuovere lo scroto sinistro dopo di che, in seguito agli esami di controllo, è uscito fuori che i linfonodi addominali bassi erano in metastasi e quindi mi sono sottoposto ad un secondo intervento finalizzato alla loro rimozione. Dopo gli interventi per 4 mesi ho seguito 5 cicli di chemioterapia. Effettuavo la chemio per 5 giorni di seguito, poi sospendevo per 3 giorni e la settimana successiva facevo un richiamo. Dopo una settimana facevo un secondo richiamo, mi fermavo per una settimana e poi cominciavo con il secondo ciclo. Gli effetti collaterali della chemioterapia sono stati: perdita dei capelli e della barba, nausea, dolori addominali, mancanza di appetito e di sonno ed una generale mancanza di forze. Tali effetti sono cominciati subito dopo la prima seduta e fra questi, la sensazione del vomito e la stanchezza continua mi accompagnano ancora oggi e rendono il lavorare più faticoso di quello che in realtà sarebbe. Navigando su internet ho scoperto che avrei potuto mitigare gli effetti della chemio utilizzando la canapa. Durante il secondo ciclo ho iniziato ad assumerla e subito la sensazione di vomito è scomparsa mentre, come per magia sono ricomparsi l’appetito ed il sonno. La qualità della mia salute è tornata ad un livello accettabile. La dose di cui necessito sono 3-4 canne al giorno dopo i pasti. Per recuperare la canapa sono costretto a rivolgermi al circuito del mercato nero: a giorni alterni mi recavo dagli spacciatori e per 50 euro mi davano 2 grammi e mezzo. La qualità era buona, ma al mercato nero non ci sono mai certezze. Un giorno di ritorno da un acquisto più ingente, per risparmiare ed avere un po’ di scorta, vengo fermato dai carabinieri che mi trovano con 500 grammi di canapa. Mi portano in caserma ed essendo incensurato e riconoscendomi le attenuanti del mio utilizzo per motivi medici, mi fecero fare 1 mese di domiciliari e 2 mesi con obbligo di firma per 3 volte alla...

Elena M.

 Mi chiamo Elena ho 36 anni e sono nata a Livorno. Per circa 10 anni ho gestito un mini market alimentare. Dopo la diagnosi delle mie patologie ho cambiato lavoro ed ora gestisco un’edicola. Morbo di Crohn e cibo non andavano d’accordo. Soffro di malattie autoimmuni e il morbo di Crohn è quella da cui partono tutte le altre: artrite reumatoide autoimmune, dermatite cronica autoimmune e dermatite psoriaca della cute. Il Crohn mi fu diagnosticato all’età di 26 anni. Cominciai a stare male a gennaio 2003. Si susseguirono 6 mesi di analisi inconcludenti e terapie inadeguate, credendo che avessi contratto un batterio o un virus, i medici cambiavano antibiotico ogni 15 giorni. Avevo forti dolori addominali e articolari, andavo in bagno circa 15 volte al giorno, un incubo, principalmente di notte e non assimilavo niente di quello che mangiavo. Decisero di farmi una colonscopia e venne fuori che avevo l’intestino ricoperto di piaghette infette, fecero una biopsia e mi diagnosticarono il morbo di Crohn. Se mi avessero prescritto subito questo esame mi sarei risparmiata antibiotici inutili e non sarei deperita tanto, persi circa 10 chili, non riuscivo quasi a camminare e, temendo di avere un tumore intestinale, rimasi chiusa in casa per mesi. Quando mi prescrissero finalmente le terapie idonee al problema era agosto, 8 mesi dopo l’inizio dei sintomi. Prendevo 3 volte al giorno un antinfiammatorio l’Asacol 6 compresse, il cortisone Medrol 32 mg 2 compresse la mattina e la sera e in aggiunta l’antibiotico Ciproxin 500 15 giorni si e 15 giorni no. Nel 2004 il Medrol fu sostituito con un cortisone a rilascio modificato l’Entocir, visto che il Medrol mi “accellerava” troppo: mi cambiava la respirazione e mi dava troppa ritenzione idrica, avevo le energie per correre una maratona, ma non il fiato, avevo una respirazione affannosa qualsiasi cosa facessi. Dall’ Asacol passai al Pentasa come antinfiammatorio, anch’esso a rilascio modificato concentrato nell’intestino, questo farmaco infatti è studiato per non sciogliersi nello stomaco ma successivamente, sono piccole capsule rivestite da una sostanza resistente agli acidi della digestione che si sciolgono dopo x ore ed entrano in azione solo dopo aver passato lo stomaco: viene considerato come una pomata che si stende direttamente sul eruzione...

Emanuele Patrizi.

Mi chiamo Emanuele Patrizi ho 21 anni e sto vicino a Massa. Attualmente a causa della mia patologia sono disoccupato e in attesa di ricevere l’invalidità. Ricordo di aver avuto i primi mal di pancia ai tempi della scuola media, ma il dottore di famiglia diagnosticandola come semplice colite nervosa, ne attribuiva le cause allo stress scolastico. Durante il primo anno di istituto tecnico industriale sentivo che i sintomi rimanevano invariati, avevo coliche pressoché quotidiane e mi convinsi anche io di essere malato per colpa della scuola. Facevo delle lunghe assenze e vedevo che senza i carichi di stress scolastici mi sentivo meglio. Nel 2006 decido di lasciare definitivamente la scuola prima di Natale. Le mie condizioni migliorano. Nell’agosto del 2007, ero in vacanza in Sicilia con i genitori e mentre stavo prendendo il traghetto per rientrare al nord, senza sintomi pregressi, mi sale una febbre allucinante e mi trovo costretto a imbarcarmi in quello stato. Al termine della traversata la febbre era sparita, ma con mia sorpresa non riuscivo più a sedermi. Credevamo fossero emorroidi. Tornato a casa, qualche giorno dopo, vado dal medico che mi spiega che non si trattava di emorroidi, ma di un ascesso perianale da far spurgare con un’operazione. Evidentemente fu l’ascesso a causarmi la febbre. Seguo una cura antibiotica per fare passare l’ascesso, che in effetti rientra, ma solo per ritornare in maniera peggiore nel mese di ottobre. Continuo la terapia antibiotica, l’ascesso sparisce e poi sul finire dell’anno mi ritorna con un dolore sempre più insopportabile. In aggiunta mi resi conto di una strana sensazione: quando emettevo delle flautolenze, l’aria emessa sembrava non uscisse solo dal canale rettale, ma sembrava passasse anche sotto pelle. I medici effettivamente, durante l’intervento, videro che si trattava di una fistola che gonfiava l’ascesso con il passaggio dell’aria. Come dicevo, il medico decide di operarmi. Mi opero a metà dicembre e durante l’operazione, che in partenza doveva consistere in un incisione dell’ascesso, notando la fistola, decidono di intervenire applicando un setone che tramite successive medicazioni avrebbe reciso la stessa fistola (perché intervenendo con il bisturi c’era il rischio di ledere lo sfintere). Rimango ricoverato in ospedale una settimana. Durante questa settimana si...

Marco Mariano

Mi chiamo Marco Mariano ho 42 anni vivo a Mestre e lavoro come croupier al casinò di Venezia. Sino a 16, 17 anni ho condotto una vita normalissima. I miei problemi fisici sono cominciati a 19 anni. A quei tempi, senza troppa voglia, studiavo ragioneria, avevo sempre sonno e cominciavo ad avere dei dolori addominali. Il medico mi consigliò di fare una vita più regolare, dicendomi che poteva trattarsi di una malattia psicosomatica: la famosa colite spastica. La mia vita prosegue nella normalità sino a quanto non intervengono sintomi più gravi, nel giro di 2, 3 mesi il malessere si accentua, continuavo a perdere peso e trovavo sempre sangue nelle feci. Mi sottoposi ad accertamenti più mirati come gli esami del sangue e la colonscopia. Da quel momento cominciò la mia tragedia perché nell’eseguire gli esami vennero irritati il retto, il colon e la zona anale. Dagli esami risultò una grossa infiammazione intestinale e mi venne prescritta un’ulteriore colonscopia. E’ con la seconda colonscopia che mi diagnosticano il morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica, che può affliggere qualsiasi tratto intestinale. Io l’avevo localizzata nella zona anale. Cominciano ad entrare in gioco in farmaci. Siamo nel 1990. Deltacortene 25 mg forte, due compresse al giorno e poi Salazopirina, acido acetilsalicinico. Con questa terapia i medici mi assicurarono che i sintomi sarebbero rientrati. I farmaci effettivamente ridimensionano la fase acuta, ma al contempo emergono le conseguenze della malattia e quindi fistole anali da dove spurgavo pus e ascessi perianali. Il morbo di Crohn è fistolizzante e stenosante, in poche parole, mi restringeva l’alveo dell’intestino. Le feci diventavano liquide ed ero schiavo del gabinetto perché avevo sempre lo stimolo di andare in bagno. Un’altra conseguenza della malattia era la caduta verticale dell’appetito: il primo anno di malattia ho perso 10 kg e nei successivi due anni ne ho persi altri 10. Da 90 kg ero arrivato a 70 kg. Ai quei tempi dovevo ancora terminare la V superiore, ma con questa malattia era impossibile. Ero nel mezzo di un calvario vero e proprio. Mi reco a Padova per un altro consulto e mi confermano diagnosi e terapia. In quel momento, mentre si trattava di intervenire chirurgicamente per...

Alessandra Viazzi

Ho 41 anni vivo a Genova e sono laureata in psicologia. Circa 20 anni fa ho scoperto che la canapa aveva per me un potente effetto curativo. Grazie ad un compagno di università fumai dell’erba proprio qualche settimana dopo aver interrotto denifitivamente l’assunzione di Gardenale, che aveva accompagnato la mia esistenza per 12 anni per un problema di epilessia. Avevo deciso di rischiare di avere delle crisi piuttosto che subire gli effetti collaterali che il farmaco mi causava. Al contrario la canapa non mi creò nessun problema e non mi distoglieva dai miei impegni. Qualche mese dopo mi capitò sotto gli occhi un libro di Giancarlo Arnao “Cannabis: uso e abuso” che mi illuminò sugli usi terapeutici e non della canapa. Si parlava di epilessia, di barbiturici, di alcol. Il mio primo anno di università si concluse con 7 esami sostenuti e un netto miglioramento delle mie condizioni psicofisiche. I disturbi dovuti all’assunzione di Gardenale si manifestavano sia a livello fisico (cefalee fulminanti ogni due giorni, compromissione del ritmo sonno-veglia, anemia, osteomalacia, attività del fegato e dei reni) sia a livello psicologico (la malattia era tenuta nascosta come una vergogna) e comportamentale (attacchi di ira e aggressività nei miei e negli altrui confronti, tolleranza estrema al dolore, assoluta inavvertenza dei pericoli per il mio corpo e profondi stati di depressione). Già dalla prima volta che lessi il foglietto illustrativo del Gardenale nel 1985 espressi la volontà di sospenderne l’assunzione e lo feci di nascosto, contro il parere del medico. Ebbi una crisi, ma non mi rassegnai: abbassai la dose e feci i miei esperimenti. Mi resi conto che le crisi insorgevano esclusivamente durante il sonno e in coincidenza con il ciclo mestruale. Sperimentai quindi l’assunzione di Gardenale solo pochi giorni al mese con eccellenti risultati (la media delle crisi non cambiò) fino alla decisione di smettere definitivamente. In questi ultimi venti anni non sono mai più tornata indietro, ma soprattutto non ho mai più avuto crisi, pochissime cefalee, il mio livello di aggressività è decisamente calato e la mia parte creativa ha potuto emergere. Prima di un esame, di una partita a pallone (sono un discreto portiere) o di qualsiasi evento importante riesco a...

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