Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Daniele Difensore.

Sono nato a Partinico in provincia di Palermo ed ho 28 anni. All’età di un anno la mia famiglia si è trasferita nella bella Toscana e precisamente a Monsummano Terme, provincia di Pistoia. Dopo la scuola dell’obbligo all’età di 14 anni ho iniziato a lavorare come apprendista idraulico. A 17 anni ho iniziato ad avvertire dei dolori alle gambe, soprattutto la destra, al piede, al polpaccio, al cavo popliteo e alla coscia.

I sintomi andavano e venivano in maniera da far sospettare una semplice infiammazione del nervo sciatico e il dottore decise di curarmi con antinfiammatori, ghiaccio e tanto riposo. Con l’avanzare del tempo i sintomi aumentavano di frequenza e durata.

Sono arrivato al punto che il dolore non smetteva più. La sera andavo a letto dolorante, l’indomani, senza aver ancora fatto sforzi, mi svegliavo sempre dolorante e con tutta la giornata lavorativa da affrontare. Non c’era un farmaco che riuscisse a spegnere questo dolore bruciante, folgorante, dilaniante e insopportabile.

Ho perso il lavoro perché non riuscivo più a dormire la notte e figuriamoci ad affrontare una giornata lavorativa. A volte ci provavo, ma poi mi accorgevo che sollevando dei pesi il dolore aumentava in maniera esponenziale fino al punto di non riuscire a sostenerlo mentalmente e fisicamente. Dopo aver fatto tante visite, mi hanno ricoverato a Pisa al Santachiara nel reparto di neurologia e dopo più d’una settimana di esami mi hanno rimandato a casa con la diagnosi: dolore neuropatico cronico.

Per ricominciare a lavorare mi diedero dei farmaci da assumere durante la giornata.

Ho iniziato con degli antiepilettici, ma ho trovato difficoltà perché avevo tanti effetti collaterali. Con il Lyrica non riuscivo a parlare, balbettavo e mi sentivo assonnato, con il Gabapentin mi sono trovato ancora peggio e cioè con vomito, sonnolenza e balbettio. La terapia andava ad aumentare: all’inizio con il Lyrica passai (con scarsi risultati) da 20mg a 50mg e poi con il Gabapentin, nel lasso di tempo di un mese, da 20mg a 60mg, ma poi, vista la sua inefficacia smisi anche con questo farmaco, mi accorgevo di non essere lucido, di essere un pericolo per me e per gli altri e quando si è in cantiere o magari sopra un tetto ciò è molto rischioso.

Se ne accorsero anche i titolari e di fatti in poco tempo persi nuovamente il lavoro.
Al reparto antalgia, nel frattempo, con la dottoressa che mi seguiva si prese la decisione di passare agli oppiacei, partendo con il Tramadolo con il più piccolo dosaggio da 20 mg fino ad arrivare a 150 mg, ma per colpa della scarsa efficacia del farmaco il dolore era sempre presente. Da li in poi iniziò una corsa alla ricerca dell’oppiaceo idoneo per il dolore cronico. Passai all’Ossicodone, in due mesi da 10 mg fino a 80 mg al giorno, ma con problemi di stipsi, vomito ed effetti di astinenza, poi passai alla morfina con l’ Oramorph da 10 mg/5ml soluzione orale in fialetta da assumere una al mattino e una alla sera, ma anche con la morfina fu una tragedia perché non funzionava ed aumentandola da 10 a 60 mg, oltre a non sentire più la fame, cominciai ad avere problemi di astinenza.

Proprio per i problemi di astinenza presi la decisione di smettere la morfina per passare alla Buprenorfina con 8 mg al giorno, ma la scarsa efficacia mi costrinse dopo poco tempo ad aumentare di dosaggio con le fiale da 0,3 ml di Buprenorfina per 3 volte al dì, iniettabili a scelta in intramuscolare, con assunzione più lenta, o in via endovenosa per un effetto più rapido. Anche con essa però, avevo problemi devastanti di astinenza e non riuscivo dormire. All’inizio, ai primi attacchi di astinenza, non me ne rendevo conto: da uno stato di tranquillità all’improvviso mi veniva l’ansia, mi sudavano le mani, avevo freddo e caldo. Per placare il tutto, anche se fuori dall’orario prestabilito, bastava che assumessi un’altra dose. Dopo di che è iniziato il calvario per non assumere più la Buprenorfina.

Con difficoltà sono riuscito a sostituirla con un altro oppiaceo, l’Idromorfone. Ora mi ritrovo ad assumere 800 mg di Tegretol, 20 mg Noritren sinalgesic, dai 30 mg ai 40 mg di Idromorfone.

La cosa più grave di tutto però è che il dolore è persistente e si aggrava sempre di più. Al momento ho bisogno di un bastone per stare in piedi. All’età di 28 anni. In più sono senza pensione, l’ho ricevuta in passato per 4 mesi, 44 euro al mese che tra benzina e autostrada non mi bastavano neanche per andare a fare una visita a Pisa.

A febbraio 2011, per la disperazione, parlando con i dottori dell’antalgica abbiamo deciso di provare ad installare un neurostimolatore midollare con lo scopo, dicevano i medici, di camuffare il segnale di dolore con un piacevole formicolio. L’intervento anche se non era semplice, visto che bisognava rimanere svegli per indicare ai dottori se avevano posizionato bene gli elettrodi entrando da un taglio dietro la schiena, andò bene. A me però, non camuffava proprio niente. Purtroppo il dolore era talmente forte che il neurostimolatore andava messo ad un livello talmente alto di intensità di segnale di formicolio che non colpiva, come avrebbe dovuto le fibre nervose, ma arrivava a colpirmi le fibre muscolari e di conseguenza mi tremava la gamba che si muoveva da sola e così, dopo un mese, procedetti con l’espianto.
Da qualche anno, attraverso internet, sono venuto a conoscenza che fumare o mangiare cannabis diminuisce il dolore e riesce a fare rilassare i muscoli. Lì per lì ero scettico, ma parlandone con amici e dottori presi la decisione di provare, anche perché era un periodo bruttissimo, non dormivo più, gli oppiacei non funzionavano e nemmeno gli antiepilettici: tutto ciò che oggi i dottori prescrivono in Italia contro il dolore cronico (antipilettici, oppiacei e antidepressivi) non bastava, così circa 5 anni fa mi organizzai andando per strada, costretto a fidarmi di uno sconosciuto.

Quella sera, ricordo come fosse ora, stavo male e così mi convinsi a fumarla e straordinariamente dopo 20 minuti, ripeto dopo 20 minuti, il dolore finalmente era anestetizzato, cosa che nessun farmaco tradizionale legale in Italia era mai riuscito a fare. Dopo circa sei anni che mi riempivano di farmaci oppiacei, antiepilettici e antidepressivi quella sera sono riuscito ad addormentarmi bene, rilassato mentalmente e a livello muscolare e la cosa più importante era che non avevo effetti collaterali: ero lucido, stavo bene, in confronto mi stordisce di più un bicchiere di vino.

Attualmente è cambiato poco perché da un lato non posso permettermela economicamente ed avrei comunque paura di trovare della marijuana tagliata e con chissà che cosa dentro e dall’altro lato ho anche paura di farmi beccare dalle forze dell’ordine. E’ deprimente sapere che esiste una molecola attiva come analgesico naturale e non è possibile comprarla legalmente, controllata dai laboratori di medicina. Una soluzione potrebbe essere il liberalizzare la coltivazione domestica per chi è malato, oppure, come fanno già in altri paesi d’Europa, vendere cannabis tramite associazioni legali per la cura dei malati, registrati con un proprio cartellino personale. Un malato cronico di un altro paese d’Europa ha dei diritti in più dei miei visto che può avere accesso alla cannabis e noi in Italia no?
Non credo sia solo questione di proibizionismo, ma certamente, dietro a questa decisione, c’è qualcuno che guadagna anche alle spalle degli ammalati gravi. Tra questi ammalati, è giusto ricordare, un giorno e non lo auguro a nessuno, potrebbe ritrovarsi chiunque, magari i figli di chi decide queste leggi, ecco perché al giorno d’oggi è giusto cambiare la legge a protezione di tutti quelli che avranno il privilegio di sapere che possono contare su farmaci che aiutano davvero e non farmaci che mangiano gli organi e basta.

Dopo la pubblicazione del libro “Canapa Medica”e dopo la sua presentazione a Firenze al palazzo Panciatichi [NDR. febbraio 2014]  le cose son cambiate. Se ricordo bene infatti era presente il senator Manconi e la sua segretaria ha voluto il mio indirizzo email. Dopo circa un mese mi hanno contattato dei giornalisti ai quali ho raccontato come accedevo al farmaco e cioè spiegando che purtroppo dovevo scendere in piazza sul mercato nero con tutti i rischi che ciò comportava a livello di qualitá della cannabis e per la paura di essere arrestato.

Allo stesso tempo in quel periodo ho iniziato ad andare a Firenze Careggi, reparto antalgica, e la dottoressa che ha cominciato a seguirmi, Giovanna Ballerini, una persona umana, per la prima volta comprese l’importanza che il THC  ha per me e difatti, di volta in volta, me ne aumenta il dosaggio.

La prima volta che mi prescrisse il Bedrocan lo pagai 90.00 euro per 1 grammo e mezzo. Incredibile. Lo comprai comunque nonostante il prezzo. Da poco tempo venivo fuori dalla dipendenza del metadone data dagli oppiacei assunti in precedenza, ma con queste tariffe quasi 700 euro alla settimana (per un totale di 2800 euro mensili) dovetti ricominciare il metadone. Ovviamente non ne ero contento, dopo le mie esperienze passate, ma il dolore è dolore ed io non dormivo e non mangiavo.

Tornando alla presentazione del libro, nei giorni successivi venni invitato a casa del dott. Fabrizio Cinquini [NDR. medico esperto in cannabis terapia], persona gentilissima che mi ha spiegato tanto e mi ha guardato tutti i fogli ed esami che avevo. Due settimane dopo andai a Firenze dalla dottoressa e mi disse che mi poteva prescrivere il Bedrocan e così mi prescrisse 120 buste da 100mg, senza pagare nulla, completamente a carico della Regione Toscana.

 

Attualmente mi danno 600 mg al giorno, ma la dott.ssa mi ha detto che se i dosaggi non sono sufficienti ed ho paura di non arrivare a fine mese di chiamarla che senza non ci devo rimanere.

Adesso davvero non credo a dove sono arrivato un anno fa questa situazione era inimmaginabile, non avrei mai pensato di arrivare dovo sono oggi.

Da agosto del 2014 assumo il Bedrocan gratis, e il mio rapporto con il dolore è cambiato profondamente: grazie al Bedrocan riesco a fare di più, non sto più nel letto, riesco a mangiare, a dormire e ad avere rapporti sessuali.Tutto insomma è cambiato in positivo.

Con questa mia felicitá non voglio dimenticare che ci sono ancora tantissimi pazienti che oggi stanno male e che questa lotta deve continuare.

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2 comments

  1. Daniele /

    SPERIAMO SIA DI UTILE A TUTTI COLORO INCAPPANO IN CERTE MALATTIE SPECIALMENTE DI COME POSSONO MUOVERSI PER NON PERDERE TEMPO INUTILE A SOFFRIRE PER COME E SUCCESSO A ME CERTO IL MIRACOLO NON LO FA GUARIRE NON SI GUARISCE MA DIGNITOSAMENTE VIVRO GRAZIE AL BEDROCAN FLOS.

  2. giancarlo /

    Grazie per la testimonianza

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