Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Daniele Difensore.

Daniele Difensore.

Nov 13, 2013

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer

Sono nato a Partinico in provincia di Palermo. All’età di un anno la mia famiglia si è trasferita nella bella Toscana e precisamente a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Dopo la scuola dell’obbligo all’età di 14 anni ho iniziato a lavorare come apprendista idraulico. A 17 anni ho iniziato ad avvertire dei dolori alle gambe, soprattutto la destra, al piede, al polpaccio, al cavo popliteo [Ndr. dietro al ginocchio] e alla coscia. I sintomi andavano e venivano in maniera da far sospettare una semplice infiammazione del nervo sciatico e il dottore decise di curarmi con antinfiammatori, ghiaccio e tanto riposo. Con l’avanzare del tempo i sintomi aumentavano di frequenza e durata. Sono arrivato al punto che il dolore non smetteva più. La sera andavo a letto dolorante, l’indomani, senza aver ancora fatto sforzi, mi svegliavo sempre dolorante e con tutta la giornata lavorativa da affrontare. Non c’era un farmaco che riuscisse a spegnere questo dolore bruciante, folgorante, dilaniante e insopportabile. Ho perso il lavoro perché non riuscivo più a dormire la notte e figuriamoci ad affrontare una giornata lavorativa. A volte ci provavo, ma poi mi accorgevo che sollevando dei pesi il dolore aumentava in maniera esponenziale fino al punto di non riuscire a sostenerlo mentalmente e fisicamente. Dopo aver fatto tante visite, mi hanno ricoverato al Santachiara di Pisa nel reparto di neurologia e dopo più d’una settimana di esami mi hanno rimandato a casa con la diagnosi: dolore neuropatico cronico. Per ricominciare a lavorare mi diedero dei farmaci da assumere durante la giornata. Ho iniziato con degli antiepilettici, ma ho trovato difficoltà perché avevo tanti effetti collaterali. Con il Lyrica non riuscivo a parlare, balbettavo e mi sentivo assonnato, con il Gabapentin mi sono trovato ancora peggio e cioè con vomito, sonnolenza e balbettio. La terapia andava ad aumentare: all’inizio con il Lyrica passai (con scarsi risultati) da 20mg a 50mg e poi con il Gabapentin, nel lasso di tempo di un mese, da 20mg a 60mg, ma poi, verificata la sua inefficacia, smisi anche con questo farmaco, mi accorgevo di non essere lucido, di essere un pericolo per me e per gli altri e quando si è in cantiere o magari sopra un tetto ciò è molto rischioso. Se ne accorsero anche i titolari e di fatti in poco tempo persi nuovamente il lavoro.

Al reparto antalgia, nel frattempo, con la dottoressa che mi seguiva si prese la decisione di passare agli oppiaci, partendo con il Tramadolo con il piu piccolo dosaggio da 20 mg fino ad arrivare a 150 mg, ma per colpa della scarsa efficacia del farmaco il dolore era sempre presente. Da li in poi iniziò una corsa alla ricerca dell’oppiaceo idoneo per il dolore cronico. Passai all’Ossicodone, in due mesi da 10 mg fino a 80 mg al giorno, ma con problemi di stipsi, vomito ed effetti di astinenza, poi passai alla morfina con il Oramorph da 10 mg/5ml soluzione orale in fialetta da assumere una al mattino e una alla sera, ma anche con la morfina fu una tragedia perché non funzionava ed aumentandola da 10 a 60 mg, oltre a non sentire più la fame, cominciai ad avere problemi di astinenza. Ed io in quel periodo avevo solo 28 anni. Proprio per i problemi di astinenza presi la decisione di smettere la morfina per passare alla Buprenorfina con 8 mg al giorno, ma la scarsa efficacia mi costrinse dopo poco tempo ad aumentare di dosaggio con le fiale da 0,3 ml di Buprenorfina per 3 volte al dì, iniettabili a scelta in intramuscolare, con assunzione più lenta o in via endovenosa per un effetto più rapido. Anche con essa però, avevo problemi devastanti di astinenza e non riuscivo dormire.

All’inizio, ai primi attacchi di astinenza, non me ne rendevo conto: da uno stato di tranquillità all’improvviso mi veniva l’ansia, mi sudavano le mani, avevo freddo e caldo. Per placare il tutto, anche se fuori dall’orario prestabilito, bastava che assumessi un’altra dose. Dopo di che è iniziato il calvario per non assumere piu la Buprenorfina. Con difficoltà sono riuscito a sostituirla con un altro oppiaceo, l’Idromorfone. Per un anno intero, tutti i giorni ho assunto 800 mg di Tegretol, 20 mg Noritren sinalgesic, dai 30 mg ai 40 mg di Idromorfone, ma la cosa più grave di tutto era che il dolore rimaneva persistente e si aggravava sempre di più: avevo bisogno di un bastone per stare in piedi. In più ero senza pensione, per 4 mesi, ho ricevuto 44 euro al mese che tra benzina e autostrada non mi bastavano neanche per andare a fare una visita a Pisa.

A febbraio 2011, per la disperazione, parlando con i dottori dell’antalgica abbiamo deciso di provare ad installare un neurostimolatore midollare con lo scopo, dicevano i medici, di camuffare il segnale di dolore con un piacevole formicolio. L’intervento anche se non era semplice, visto che bisognava rimanere svegli per indicare ai dottori se avevano posizionato bene gli elettrodi entrando da un taglio dietro la schiena, andò bene. A me però, non camuffava proprio niente. Purtroppo il dolore era talmente forte che il neurostimolatore andava messo ad un livello talmente alto di intensità di segnale di formicolio che non colpiva, come avrebbe dovuto le fibre nervose, ma arrivava a colpirmi le fibre muscolari e di conseguenza mi tremava la gamba che si muoveva da sola e così, dopo un mese, procedetti con l’espianto.

Da qualche anno, attraverso internet, ero venuto a conoscenza che fumare o mangiare cannabis diminuiva il dolore e riuscirebbe a fare rilassare i muscoli. Lì per lì ero scettico, ma parlandone con amici e dottori presi la decisione di provare, anche perché era un periodo bruttissimo, non dormivo più, gli oppiacei non funzionavano e nemmeno gli antipilettici: tutto ciò che oggi i dottori prescrivono in Italia contro il dolore cronico (antipilettici, oppiacei e antidepressivi) non bastava, così circa 9 anni fa mi organizzai andando per strada, costretto a fidarmi di uno sconosciuto. Tanto avevo raschiato il fondo anzi ero quasi sotto terra. Quella sera, ricordo come fosse ora, stavo male e così mi convinsi a fumarla e straordinariamente dopo 20 minuti, ripeto dopo 20 minuti, il dolore finalmente era anestetizzato, cosa che nessun farmaco tradizionale legale in Italia era mai riuscito a fare. Dopo circa sei anni che mi riempivano di farmaci oppiacei, antiepilettici e antidepressivi quella sera sono riuscito ad addormentarmi bene, rilassato mentalmente e muscolarmente e la cosa più importante era che non avevo effetti collaterali: ero lucido, stavo bene, in confronto mi stordisce di più un bicchiere di vino. Il problema però era che da un lato non potevo permettermela economicamente e al mercato nero avevo paura di trovare della marijuana tagliata con chissà cosa e dall’altro lato avevo timore di farmi beccare dalle forze dell’ordine. Era deprimente sapere che esisteva una molecola attiva come analgesico naturale, ma che non mi era possibile comprarla legalmente, controllata dai laboratori di medicina. Una soluzione avrebbe potuto essere liberalizzare la coltivazione domestica per chi è malato, oppure, come già facevano in altri paesi d’Europa, vendere  cannabis tramite associazioni legali per la cura dei malati, registrati con un proprio cartellino personale. Un malato cronico di un altro paese d’Europa infatti, gode di maggiori diritti visto che può avere accesso alla cannabis e noi qui in Italia invece abbiamo sempre fatto fatica. Non credo sia solo questione di proibizionismo, ma certamente, dietro a questa decisione, c’è qualcuno che  guadagna anche alle spalle degli ammalati gravi. Tra questi ammalati, è giusto ricordare, un giorno e non lo auguro a nessuno, potrebbe ritrovarsi chiunque, magari i figli di chi decide queste leggi, ecco perché é giusto cambiarle garantendo la protezione di tutti i pazienti che avranno il privilegio di sapere che possono contare su farmaci che aiutano davvero e non su farmaci che mangiano solamente i tuoi organi.

Nel corso degli ultimi anni per fortuna le cose sono un pò migliorate. Nel 2013 intanto mi hanno riconosciuto il 78 % di invalidità e ho cominciato a prendere 280 euro di pensione minima. Poi, nel 2014, finalmente sono riuscito a curarmi con il ­Bedrocan Cannabis Flo­s, le infiorescenze.

Attualmente acce­do al farmaco gratuitamente con pia­no terapeutico, da rinnovare ogni tre mesi: 1 grammo al giorno prescri­ttomi nel reparto Antal­gica di Firenze Careg­gi. Considerando tutti gli oppiacei ­che ho assunto, la mia vita è davvero cambiata sono tornato al mondo, sono rinato. Chi mi conosceva prima della canapa adesso non mi riconosce. Col Metadone stavo a letto giorno­ e notte e la notte ­non dormivo. Ora dorm­o 6-7 ore a notte, i m­uscoli sono più rilassati ­e i­l dolore certo non è­ sparito, ma almeno lo si aff­ronta al meglio. Avendo i muscoli piu rilassati ­vado anche in piscina e sto cercando di cominciare a lavorare come categoria protetta; in piedi non ce­ la faccio, ma rispet­to a prima di avere la terapia con la cannabis, la mia vita e cambiata perché ora cammino e devo ringraziare la­ Dott.sa Giovanna Balleri­ni del reparto Antalg­ica di Firenze e il Dott. Nu­nzio Santalucia.

Senza questo farmaco ora non saprei nemmeno dove potevo essere, invece sono tornato a fare cose che non mi ricordavo nemmeno di poter fare, come ad esempio portare il cane a passaggiare. Quando il dolore è contenuto è tutto più facile, se sto bene mentalmente e fisicamente sono anche invogliato a fare di più. La mia vita è ricominciata.

3 comments

  1. Daniele /

    SPERIAMO SIA DI UTILE A TUTTI COLORO INCAPPANO IN CERTE MALATTIE SPECIALMENTE DI COME POSSONO MUOVERSI PER NON PERDERE TEMPO INUTILE A SOFFRIRE PER COME E SUCCESSO A ME CERTO IL MIRACOLO NON LO FA GUARIRE NON SI GUARISCE MA DIGNITOSAMENTE VIVRO GRAZIE AL BEDROCAN FLOS.

  2. giancarlo /

    Grazie per la testimonianza

  3. RINO BERNARDINI /

    Per chi soffre di sciatalgia consiglio di consultare Internet su studi Montalcini e
    Palmietanolammide nell’ottanta percento dei casi risolve il dolore periferico

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