Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Emanuele Patrizi.

Mi chiamo Emanuele Patrizi ho 21 anni e sto vicino a Massa. Attualmente a causa della mia patologia sono disoccupato e in attesa di ricevere l’invalidità. Ricordo di aver avuto i primi mal di pancia ai tempi della scuola media, ma il dottore di famiglia diagnosticandola come semplice colite nervosa, ne attribuiva le cause allo stress scolastico. Durante il primo anno di istituto tecnico industriale sentivo che i sintomi rimanevano invariati, avevo coliche pressoché quotidiane e mi convinsi anche io di essere malato per colpa della scuola. Facevo delle lunghe assenze e vedevo che senza i carichi di stress scolastici mi sentivo meglio. Nel 2006 decido di lasciare definitivamente la scuola prima di Natale. Le mie condizioni migliorano.

Nell’agosto del 2007, ero in vacanza in Sicilia con i genitori e mentre stavo prendendo il traghetto per rientrare al nord, senza sintomi pregressi, mi sale una febbre allucinante e mi trovo costretto a imbarcarmi in quello stato. Al termine della traversata la febbre era sparita, ma con mia sorpresa non riuscivo più a sedermi. Credevamo fossero emorroidi. Tornato a casa, qualche giorno dopo, vado dal medico che mi spiega che non si trattava di emorroidi, ma di un ascesso perianale da far spurgare con un’operazione. Evidentemente fu l’ascesso a causarmi la febbre. Seguo una cura antibiotica per fare passare l’ascesso, che in effetti rientra, ma solo per ritornare in maniera peggiore nel mese di ottobre. Continuo la terapia antibiotica, l’ascesso sparisce e poi sul finire dell’anno mi ritorna con un dolore sempre più insopportabile. In aggiunta mi resi conto di una strana sensazione: quando emettevo delle flautolenze, l’aria emessa sembrava non uscisse solo dal canale rettale, ma sembrava passasse anche sotto pelle. I medici effettivamente, durante l’intervento, videro che si trattava di una fistola che gonfiava l’ascesso con il passaggio dell’aria. Come dicevo, il medico decide di operarmi. Mi opero a metà dicembre e durante l’operazione, che in partenza doveva consistere in un incisione dell’ascesso, notando la fistola, decidono di intervenire applicando un setone che tramite successive medicazioni avrebbe reciso la stessa fistola (perché intervenendo con il bisturi c’era il rischio di ledere lo sfintere). Rimango ricoverato in ospedale una settimana. Durante questa settimana si comincia con le medicazioni per tagliare la fistola con il setone, ma succede un imprevisto: il setone si rompe. Così mi fanno un’anestesia locale nella ferita appena operata (un dolore lancinante) e inseriscono un filo di ferro nella fistola con l’obbiettivo di far uscire il nuovo setone. Dopo qualche giorno mi dimettono. Torno all’ospedale per le medicazioni e dopo 6 volte finalmente il setone riesce a recidere la fistola.

Nonostante le mie domande ed i nostri interrogativi nessuno pensò ad eseguire degli esami specifici, eppure la fistola è il primo sintomo del morbo di Crohn. Il 31 dicembre del 2007, ancora con la ferita aperta, mi imbarco da Civitavecchia per tornare in Sicilia e sino a giugno del 2008 la ferita non si era ancora rimarginata completamente. Vado in ospedale dove mi danno del cicatrizzante e questo, forse unito ai bagni nel mare, fa si che durante l’estate la ferita si chiuda. Rientrato al nord, per due anni dal 2008 al 2010 notavo frequentemente che andavo male in bagno, spesso e con feci non formate, i mal di pancia continuavano, ma credetti fossero le conseguenze dell’operazione subita.

Nel 2010 vado dal medico di famiglia che facendo 2 più 2 mi diagnostica per la prima volta il morbo di Crohn. Mi eseguono degli accertamenti in gastroenterologia, colonscopia ed esame istologico, ed in effetti il responso fu quello. Mi prescivono subito l’Humira (punture sottocutanee in pancia) da eseguire una ogni due settimane e porto avanti tale terapia sino ad oggi. A marzo del 2012 eseguo una colonscopia di accertamento ed effettivamente la malattia resta attiva in alcuni punti, mentre in altri ci sono delle ex ulcere cicatrizzate. Siccome avevo cominciato a fare le punture con irregolarità e siccome era estate e non mi facevo gli esami del sangue, proprio la scorsa estate, decido di interrompere la terapia.

Nel settembre 2012 faccio gli esami del sangue e il medico mi prescrive il Rafton, un cortisonico blando, tre pasticche al giorno dopo i pasti. Da una parte ammetto di non avere seguito la cura con le tempistiche prestabilite, ma dall’altra devo sottolineare che questo farmaco mi causava mal di testa, mal di ossa e un generale malessere così, di mia volontà, lo sospendo senza consultare il medico e vedo che gli effetti collaterali spariscono.

Il mio rapporto con la canapa nasce in Sicilia nell’estate del 2006 a 15 anni, dove fumo la mia prima canna poi, una volta tornato al nord, una sera con dei ragazzi che coltivavano canapa, ci mettiamo a fumare in compagnia. In quei tempi fumavo saltuariamente, solo quando capitava. Il morbo di Crohn mi è stato diagnosticato nel 2010 ed io, pensando retrospettivamente agli anni passati a partire dal mio intervento del 2007, ho iniziato a pensare che il fatto di fumare canapa avesse svolto un ruolo positivo nel decorso della malattia. Faccio un esempio: l’ascesso mi venne fuori quando non mi era capitato di fumare per diversi mesi. Sarà un caso, ma ho sempre pensato che grazie alla canapa dal 2005 al 2007 mi ero tenuto “buona” la malattia.

Da 2 anni a questa parte fumo regolarmente e vedo che nonostante la mia malattia sia in uno stato abbastanza leggero e nonostante abbia interrotto ogni terapia, sono sicuro che la sto mantenendo “buona” grazie alla canapa che assumo. Quando fumo canapa di qualità vado in bagno più regolarmente e con feci più compatte, i mal di pancia si attenuano molto e non ho dolori reumatici, visto che il morbo mi ha causato anche un’artrite reumatoide.

Ho provato parecchie volte a parlare dei benefici della canapa ai medici che mi seguono, ma nessuno di loro mi ha voluto prendere in considerazione e quindi, senza una prescrizione medica, non posso seguire il canale di importazione legale.

Così, dato che il proibizionismo in Italia non ti lascia scelta, per curarmi ho scelto la strada dell’auto produzione, al mercato nero infatti trovi solo hascish di pessima qualità che non ha nessun effetto sulla mia malattia. Fra le altre cose non sono sicuro che la canapa rientri fra i farmaci importabili per la mia patologia e così, volente o nolente, sono costretto a rischiare in prima persona la galera per una sostanza che mi fa bene e che non considero, anche se fossi sano, una sostanza talmente proibita, che la sua coltivazione possa configurare un reato.

Negli ultimi due anni ho coltivato 5 cicli di cultura indoor, sperimentando varie genetiche. Quelle per mia esperienza più utili a darmi dei benefici medici sono state una super skunk * norhern light e una norhern light * afghan, entrambe mi hanno dato dei benefici molto accentuati.

Al momento comunque mi sono stufato dell’Italia e, anche se mi spiace lasciare la mia famiglia e il mio paese, sto seriamente pensando di andare in Spagna dove l’auto produzione è tollerata e dove i Cannabis Social Club sono una realtà consolidata e quindi come paziente potrei accedere agevolmente al mio farmaco.

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