Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Fiorenzo Mancinetti

Fiorenzo Mancinetti

Set 22, 2013

Sono un cinquantenne che ha avuto una vita travagliata a causa di un incidente in auto all’età di 12 anni. Mi ricordo di aver fatto a tempo a realizzare che la velocità della macchina era troppo elevata e che lo schianto era inevitabile: il botto fu così violento da staccare il mozzo con tutta la ruota anteriore destra. In quel preciso momento urtai violentemente la testa contro il tetto di quella strettissima 500, persi i sensi e mi risvegliai un attimo prima che l’auto si riempisse completamente d’acqua, probabilmente per effetto dell’acqua fredda.

Era l’11 novembre intorno alle ore 23. Sulla mia testa è ancora ben visibile lo sfondamento cranico causato dall’impatto. Comunque ne uscii vivo (anche se oggi avrei preferito che la mia vita terminasse quella maledetta sera) e, una volta tornato a casa, mia madre si preoccupò solo di mettermi a letto. Come spense la luce però, fui colto da un attacco di panico e così da quella notte non ho mai più potuto dormire con la luce spenta. Ogni qual volta dichiaravo ai genitori il mio disagio mi rispondevano che si trattava solo di paura e che col tempo mi sarebbe passata. Sbagliavano.

Le mie ansie infatti si andavano a diramare come un cancro nel mio vivere quotidiano, rendendomi insicuro e introverso per alcuni anni.

Poi un giorno, avevo circa 14 anni, feci conoscenza con l’eroina e nonostante non mi piacesse molto l’effetto narcotico, mi rendeva comunque libero dal mio “P.T.S.D.” (sindrome da shock postraumatico). Così in breve tempo divenni dipendente dalla sostanza.

Avevo circa 17 anni quando mi fu diagnosticata, quello che all’ora veniva definita epatite non A e non B, subii anche una biopsia al fegato. Una volta uscito dall’ospedale ripresi a farmi e così andai avanti fino a 25 anni fra spaccio, furti e conseguente carcere.

Finalmente, durante la mia ultima carcerazione, incontrai un detenuto che mi parlò delle proprietà che aveva la cannabis nell’aiutare a svezzarsi dall’eroina e nel ridurre la potenziale ricaduta.

Anche se non era un luminare delle dipendenze aveva ragione. Una volta uscito dal carcere, invece che ributtarmi nella mia schiavitù, grazie ad un cugino sono riuscito a procurarmi la mia prima marijuana. Non me ne rendevo conto, ma l’eroina stava andando nel dimenticatoio. Lo stesso anno, era il 1986, iniziai a coltivarmela. Non mi bucavo più e in poco tempo ero inserito nel collettivo e nel sociale con lavoro e una famiglia. Ogni anno facevo il mio raccolto e non ho mai posto in essere attività di spaccio. Tutto procedeva benissimo, i miei attacchi di panico erano un flebile ricordo che ogni tanto riaffioravano, ma poi, con una canna regredivano sul nascere.

Poi arrivò la famosa legge 309/90 (firmatari Jervolino, Vassalli, Craxi) e così il 29 settembre del 1992 fui arrestato con 4 kg di piante coltivate in outdoor (per un principio attivo di 416 gr) 16 gr di infiorescenze e senza alcuna prova di spaccio.

Mio figlio a quei tempi aveva solo 4 mesi. Feci istanza per gli arresti domiciliari con obbligo di lavoro, ma questa fu respinta in quanto il G.I.P la riteneva non idonea perché ero un coltivatore in proprio, consumatore in proprio e antiproibizionista convinto e così mi diedero 2 anni e 8 mesi. Oltre a ciò mi venne fatto un cumulo pena con reati, commessi dieci anni prima e fino a quel momento sospesi, per un totale di anni 4 mesi 8 e giorni 15. Dopo qualche mese a Verona, mi trasferirono nel carcere di massima sicurezza di Padova dove, oltre a scontare la pena, piano, piano perdevo pure gli affetti. Qualche mese prima della mia uscita per espiare il residuo pena in una comunità diurna la mia compagna e madre di mio figlio decise di lasciarmi scontare il resto da solo, minacciandomi di non farmi mai più vedere mio figlio. Così fece sino a quando non riuscii ad uscire dal “Due Palazzi”[NDR. Il carcere di Padova].

Nel tempo che mi restò fra l’abbandono e la scarcerazione, pensai bene di procurarmi una ricaduta nell’eroina. Così quando uscii, feci l’errore più grande della mia vita, mi rivolsi al Sert [NDR. Servizio per le Tossicodipendenze], il quale, invece di programmare una possibile alternativa a breve termine, mi mise in terapia di mantenimento e così mi avvelenarono di metadone, fino a portarmi a contrarre una patologia poco piacevole, denominata “Addominalgia iatrogena recidivante da assunzione di metadone”. Anche se in un primo momento il Sert negò la responsabilità del metadone nella manifestazione dolorosa che lamentavo, una volta giunto in un pronto soccorso di un altro ospedale dove mi diagnosticarono l’addominalgia, la dottoressa del Sert ammise timidamente che effettivamente il metadone rovina un pò gli sfinteri. Così, dal momento che avevo già sperimentato l’efficacia della cannabis contro la dipendenza da oppioidi, decisi di intensificare assiduamente la possibilità di poter usufruire di cannabis terapeutica. Le mie richieste non sono mai state considerate. E quindi ho cominciato con l’auto coltivazione.

A questo punto arrivò un altro malanno cronico causato dal metadone: lamentavo dolori prima al collo e alla schiena e poi al costato. Praticamente avevo contratto una dorso lombalgia cronico disgregante, comunemente detta osteoporosi. E’ il metadone che causa malattie endocrine. Da non dimenticare i danni muscolo-scheletrici che sono propri dell’eredità del metadone, sempre per non parlare dei danni che causa al fegato quando si smette di assumerlo.

In seguito alla mia decisione di coltivare la canapa ho subito diversi arresti con l’accusa di spaccio: il primo nel 2008, per 4 piante, con 1 anno e 8 mesi di pena agli arresti domiciliari. Poi nel dicembre del 2012 ho subito un altro arresto. Mi hanno trovato 36 piante di cui 16 in fioritura (20 erano talee che stavano appena radicando). Sono stato in carcere un giorno e per tre mesi ai domiciliari. Finiti i domiciliari ho avuto l’obbligo di firma sino al 5 ottobre 2013 data del mio ultimo arresto.

A luglio 2013 ho subito un intervento chirurgico per “prolasso muco emorroidale” (ho 4 punti metallici che mi sorreggono il retto) causato dalla stipsi che arreca il metadone. Cosi ho pensato di arrangiarmi e coltivarmi la canapa per lenire tutti o quasi i miei malanni, compresi quelli psichici. Giusto per la cronaca dopo tre anni e due mesi che non prendo più metadone ho ancora qualche sporadico sintomo d’astinenza.

Come dicevo il 5 ottobre del 2013 sono stato riarrestato per la coltivazione di 3 piante e sono stato dentro sino allo scorso 10 gennaio 2014.

Al momento sono agli arresti domiciliari in attesa di giudizio. Ovviamente mi hanno scarcerato per gravi condizioni di salute non compatibili con il regime detentivo.

 

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