Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Fabrizio Cinquini.

Fabrizio Cinquini.

Set 22, 2013

Foto credits: Niccolo’ Celesti Photographer

Mi chiamo Fabrizio Cinquini, sono nato a Viareggio il 4 novembre del 1963 e sono residente a Pietrasanta.

Mi sono laureato in medicina e chirurgia presso l’Università di Pisa e mi sono specializzato in chirurgia vascolare presso la stessa Università. In seguito ad un infortunio avvenuto durante un intervento d’emergenza, come medico d’ambulanza nel servizio 118 nell’ASL 12 di Viareggio, ho contratto il virus dell’epatite C. Dopo avere subito la fase acuta del processo infettivo, in accordo con gli epatologi, mi sono sottoposto a cicli semestrali di chemioterapia.

Dopo 18 mesi di trattamento e l’evidenza di false remissioni ai controlli sierologici, quando cioè sospendevo il ciclo risaliva il dosaggio quantitativo del virus, il risultato finale è stato la perdita di 15 chili in un soggetto che partiva da 69 chili e quindi la conseguente profonda astenia psico-fisica (generale mancanza di forze).

Aiutato da alcune colleghe ho iniziato la ricerca di possibilità alternative di cura, altrettanto immunostimolanti, ma con valenze tonico-energetiche anabolizzanti e non catabolizzanti. Infatti, siccome l’Inteferone, come immunostimolante, mi aveva stimolato maggiormente il processo catabolico che quello anabolico e, a causa di un totale annullamento di ogni forma di appetito alimentare, sessuale ed intellettuale, abbiamo cercato un rimedio alternativo che mi facesse risalire gli anticorpi, ma che non mi togliesse l’appetito.

La conclusione di tali ricerche mi ha portato alla scelta di una terapia nutrizionale a base di aloe, canapa e papaia, che dopo solo 6 mesi mi ha riportato al recupero del peso abituale: si trattava di un etto di semi di canapa decorticati al giorno, 6 cucchiaini di gel d’aloe vera e 2 bustine di papaia fermentata e liofilizzata.

Considerato il notevole successo di questa strategia terapeutica, mi sono adoperato per portarla, prima all’attenzione dell’Università di Pisa (suscitando l’interesse del Direttore della scuola di Anestesia e Rianimazione di Pisa, mio professore nel corso di chirurgia vascolare, Prof. Francesco Giunta, il quale ha presentato il protocollo di studio al Comitato Etico dell’Università, ottenendone l’approvazione), poi all’attenzione della comunità medica e dei pazienti, organizzando mostre e convegni sulla canapa medicinale e industriale a Pescia nel 2005 e a Bologna nel 2006 e nel 2007.

L’incontro con le massime autorità italiane ed europee nel settore della ricerca e della clinica della cannabis terapia, mi ha portato ad interessarmi del potenziamento genetico dei ceppi selvaggi (afghana, sud africana, colombiana, brasiliana, messicana e coreana), tramite autoimpollinazioni controllate e tramite sistemi di attivazione enzimatica biologica del meristema [N.d.r. La funzione delle cellule meristematiche è paragonabile a quella delle cellule staminali negli animali. Wikipedia], al fine di poter disporre per la mia integrazione alimentare di semi e infiorescenze ad alto valore nutrizionale.

Nel mio caso, considerata l’inefficacia o meglio la nocività della chemioterapia, tenendo in conto il Decreto Turco 2007 che accetta l’efficacia clinica della cannabis, considerato che l’approvvigionamento al mercato nero crea un flusso enorme di risorse economiche nelle mani di quelle narcomafie che, grazie a tanto capitale illecito, riescono intervenendo sul mercato finanziario ad avere un potere tale da condizionare le decisioni delle stesse istituzioni democratiche, prendendo atto poi, che a tutt’oggi le aziende sanitarie non sono in grado di mettere a disposizione dei pazienti cannabis con standard qualitativo all’altezza degli ibridi di mia strutturazione (come l’analisi gascromatografica  può dimostrare delineando la quantità e qualità delle molecole presenti) e osservando il grave ritardo della ricerca italiana rispetto al panorama internazionale, dove l’evidenza biomedica del successo terapeutico della canapa ha già avuto conferme accademiche, dobbiamo rammaricarci che fra le alte miracolose virtù di questa pianta non ci sia anche la possibilità di curare le complicanze giuridiche che rendono questo trattamento terapeutico difficilmente perseguibile.

Visto l’attuale quadro legislativo proibizionista, dal 2000 ad oggi ho pagato la mia ostinazione e la  coerenza anche professionale (che deriva dal giuramento di Ippocrate di non nuocere ai propri pazienti) con continue carcerazioni: 157 giorni di prigione ed anni di arresti domiciliari, obbligo di dimora ed il sequestro del materiale al quale lavoravo.

Ciononostante continuo a credere che parte integrante dell’efficacia terapeutica della canapa derivi dal momento silvo-terapico, l’accudire qualsiasi fiore infatti è a mio parere terapeutico di per sé.

Il 5 luglio del 2013 sono entrato nuovamente in carcere e sono uscito il 13 novembre 2013. Al momento sono in attesa del processo di Corte di Cassazione per la piantagione del 2012 [N.d.r. quella che nel 2013 ha portato Cinquini in due carceri, Lucca e Massa e presso l’ospedale psichiatrico di Montelupo fiorentino] e sono stato assolto in primo grado per il piccolo orto, 20 piante, che avevo allestito durante l’obbligo di dimora a casa di mia madre a Forte dei Marmi nel 2015.

Durante le mie peripezie penali ho ricevuto il sostegno di una piccola percentuale della comunità medica. Credo di aver un difetto di fabbricazione a livello genetico, diciamo che il mio Mister Hyde mi porta ad agire in maniera animale senza i freni inibitori che caratterizzano la distorta percezione della moralità di tanti miei colleghi. Tanti di loro, per carriera, trovano più semplice allinearsi con direttive ministeriali altamente discutibili piuttosto che perseguire tecniche millenarie per le quali è assodato che provochino più benefici che danni.

Ricordiamoci che parte delle difficoltà di comprensione sta nel fatto che la maggior parte dei medici non sono mai stati pazienti. Senza volerlo augurare, però, se dovessero assaggiare l’altra faccia della medaglia il loro approccio cambierebbe.

Credo che la cannabis, sia che venga prodotta dallo Stato o da un ente certificato, sia che venga coltivata direttamente dai pazienti che ne hanno bisogno, si debba sempre chiamare medicina, perché anche se non si è malati, l’efficacia che la cannabis ha sul comportamento, sull’ansia, sull’appetito, sull’insonnia è comunque medicinale.

Bisogna smetterla di separare il consumo ludico da quello terapeutico; se ci si riflette infatti, gli uomini invecchiano perché smettono di giocare e non smettono di giocare perché invecchiano. Entrambe le dimensioni sono strettamente interdipendenti. Se la pianta che coltiva il paziente ha principi attivi che interferiscono con l’aspetto strutturale, biochimico e psico-dinamico dell’essere umano questa pianta è una medicina anche se non è standardizzata [N.d.r. Nel senso che ad ogni sua assunzione deriva lo stesso medesimo effetto].

Per prima cosa quindi, indipendentemente dalle piante che si decide coltivare, basterebbe insegnare a chi ne ha la volontà a produrre seguendo lo stesso identico protocollo standardizzato che viene utilizzato al momento dai militari di Firenze. Tenendo comunque a mente, in secondo luogo, che il fatto che chi si affaccia per la prima volta al mondo della coltivazione, in questo caso i militari, possa insegnare a pazienti che coltivano già da anni è alquanto assurdo e questo, senza mai dimenticare che bisogna lasciare la scelta all’essere umano, perché ognuno è fatto a modo suo e può succedere che l’erba prodotta in regime di monopolio soddisfi solo in maniera minoritaria le esigenze di un paziente rispetto alla genetica che nel corso del suo cammino di autoproduzione, ha riscontrato per sé come più appropriata.

Per quel che riguarda la coltivazione di Stato a Firenze bisogna comprendere che nel progetto pilota sono entrati 4 Ministeri (Difesa, Politiche Agricole, Sanità ed Interno) e adesso è difficile sfamare tutte le bocche. Sarebbe bastato esclusivamente il Ministero della Sanità visto che parliamo di medicina e adesso è fisiologico che ci sia troppa lentezza perché non hanno ancora capito come rapinare al meglio questo progetto pubblico.

Analizzando poi la profonda differenza fra i dati canadesi e le prospettive italiane e cioè fra le 8 e passa tonnellate consumate annualmente in Canada (escludendo i dati sulla coltivazione domestica) ed il quintale di cannabis che i militari hanno dichiarato di poter produrre a regime, ci sono due dettagli da analizzare. Il primo è l’ignoranza del legislatore che in questo caso ha considerato come valido il peso dell’infiorescenza e non il peso del principio attivo, causando in questa maniera una netta sottovalutazione del fabbisogno nazionale. Il secondo dettaglio invece è la sottomissione dei farmacisti e della classe medica ad una classe politica che, come dimostra il primo dettaglio, in questa materia è davvero impreparata. Quello che manca è l’ascolto del feedback che proviene dalla base: dai pazienti ai medici e farmacisti e da questi ai legislatori. Manca questo ascolto che dovrebbe chiudere quei principi di causalità circolare cibernetica tanto necessari ad una democrazia socialmente avanzata dove l’imput della base deve arrivare sino al vertice, che invece nel nostro caso, risponde con fortissimi freni inibitori.

In conclusione questa disparità lampante di dati denota la completa follia del Governo italiano e d’altro canto la lucidità di quello canadese.

Io, come medico, ho perso la fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale perché ho visto la determinazione con la quale si resta piegati ad interessi che non sono né quelli dei pazienti né quelli dello Stato.

Il nostro Stato e quindi noi contribuenti, con l’attuale approccio alla medicina certo non guadagna, anzi, al contrario è in costante rimessa. Perché ad esempio il nostro SSN paga 28 mila euro per l’Harvoni  (un efficace farmaco anti epatite C) mentre per lo stesso farmaco in India pagano 1.000 dollari? Com’è possibile questa differenza?

E qui parliamo di un solo esempio, il punto è che gestiamo la salute come se lo Stato fosse una società per azioni interessata esclusivamente al grafico che analizza i guadagni e dimenticando invece che dovrebbe essere il paziente, il cittadino, il fulcro centrale delle politiche sanitarie. Al contrario, invece, per come è impostata oggi la gestione del potere in questo ambito, un progetto sano, di immediata esecuzione e con facilità di verifica e controllo non interessa alla classe politica perché il quoziente di tangenti da dividere è minore rispetto a un progetto costoso, di difficile supervisione e magari anche inefficiente e causa di ulteriori costi e di ulteriori fette di torta da dividersi.

Questi sono gli effetti collaterali dell’attuale maniera d’amministrazione della Sanità pubblica che possiamo anche chiamare iatrogenesi e cioè l’altra faccia della medaglia della medicina contemporanea. Da un lato, assoluta cecità in modelli di cura alternativi (non positivisti) e dall’altro strutturali effetti collaterali non previsti e altamente nocivi per chi segue l'”ortodossia” terapeutica. La patologia iatrogenica rappresenta ad oggi più della metà delle problematiche cliniche che un professionista sanitario incontra in carriera.

 

 

13 comments

  1. Gentile dottore,
    mi ha incuriosito molto il suo caso, anche se più che incuriosito direi amareggiato. Le scrivo per un piccolo problema in famiglia, sperando che lei possa aiutarmi a capirci di più.

    Mia madre da circa 2 mesi soffre di polimialgia reumatica, con dolori sulla spalle costanti. Io, attraverso una documentazione fai-da te, on line, credo di aver capito che il CBD (la sostanza non psicotropa, per intenderci, ma terapeutica) potrebbe fare al caso mio. Dapprima alleviare, far regredire la malattia, quindi curarla. Adesso è in cura con cortisone altrimenti non potrebbe muoversi.

    La mia domanda è, che tipo di medicinale a base di cannabis è più indicato per la cure della polimialgia reumatica? Bedrocan? L’argomento per molti medici, tra cui il mio di base, è confuso. Nessuno pare conoscere questo tipo di cura, o molti fanno finta.

    Volevo sottoporre alla sua attenzione, questo sito che ho scovato:

    http://www.royalqueenseeds.it/217-royal-cbd-oil-10ml.html

    Vendono olio di cannabis con alto CBD e basso THC allungato con olio d’oliva. Lei pensa che può essere utile alla mia causa?

    La ringrazio per l’attenzione
    Spero di sentirla presto.

    Ancora grazie

    Carlo

  2. Paola /

    Gentile dottore, ho letto di sperimentazioni della cannabis in malattie neurologiche. Ho riportato danni al nervo ottico a seguito di una ischemia. Esistono applicazioni della cannabis in questo senso? Molte grazie

  3. Buongiorno!
    Qualcuno potrebbe darmi una mail del Dottor Cinquini, ho bosogno di info sull’utilizzo della cannabis per problemi di ansia e cervicale! Non riesco a trovare contatti! Vi ringrazio Saluto!

  4. Maria Grazia /

    Desidero contattare il dr . cinquini fabrizio per prendere un appuntamento. Grazie e cordiali saluti

  5. Cinquini Ministro della Salute

  6. Ottavia Geddo /

    Avrei bisogno di sapere come curare insonia, innapetenza, emicrania lancinante e depressione con uso di cannabis

  7. Danilo /

    Gentile Direttore,
    desidererei contattare il Dottore Cinquini e’ molto importante… dove riceve? Oppure un contatto email.
    Grazie

  8. Andrea /

    Buonasera, vorrei sapere come contattare il dottore, cortesemente

  9. Monica /

    Sto cercando di contattarlo da tempo ma non riesco potrebbe inviarmi un recapito x cortesia alla mail bbriccola63@gmail.com la ringrazio anticipatamente

  10. Roberta /

    Gentile dottore, vorrei sapere se la cannabis cura la
    Polimialgia reumatica…mia madre ne è affetta, ha avuto anche molte recidive tumorali.
    Ora da quel punto di vista pare che la situazione sia sotto controllo , sta di fatto che la poligamia reumatica la debilita molto. Un reumatologo ha detto che in un anno la CURA con cortisone…di fatto da quando lo assume sta meglio..prima era sempre stanca e si muoveva poco causa di dolori diffuso a tutto l’apparato muscolo scheletrico,
    vorrei sapere se per caso decidesse di non prendere più il cortisone (che,come si sa ha molti effetti collaterali) e facesse solo uso della Cannabis, la cannabis potrebbe curarla o solo fare scomparire il dolore lasciando però che la Polimialgia magari peggiori? La ringrazio

  11. Carlo /

    Buongiorno,
    sto leggendo con passione il suo libro “dottor cannabis”.
    Avrei piacere di contattarla per un consiglio sulla cura che sta seguendo mia figlia, portatrice di handicap, per alcune manie/psicosi, con olio terapeutico di canapa prescritto da un medico locale. Ad oggi non vi sono stati miglioramenti anzi forse degli effetti collaterali.
    Potrei avere un indirizzo mail cui scrivere?
    Grazie, saluti

  12. Giorgio Dolce /

    Buon giorno! vorrei contattare il dott. Fabrizio Cinquini abito a Viareggio e da un anno mi hanno diagnosticato la sclerosi multipla. ASPETTO VOSTRE NOTIZIE GRAZIE.

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