Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Lucia Spiri.

Sono Lucia Spiri, ho 31 anni e vivo in un piccolo paese della provincia di Lecce. I primi piccoli disturbi di diploplia [NDR. Percezione di una doppia immagine di un singolo oggetto] e i primi formicolii li ho avuti a 15-16 anni, mentre a 18, in occasione degli esami di maturità, ebbi l’attacco dal quale poi scaturì la diagnosi di sclerosi multipla. Dal 2000 al 2005 la mia terapia era basata esclusivamente sull’Interferone Rebif 22, con una sequenza di 2 punture settimanali che pian piano hanno ridotto al minimo la mia qualità di vita. Non accettando gli effetti collaterali di questo farmaco: febbre costante a 38-39 che sale dieci minuti dopo l’iniezione e dura 2 giorni per ricominciare con l’iniezione successiva, depressione, nervosismo e l’ansia che mi aumentava i tremori, nel 2006, di mia spontanea volontà, ho sospeso la “cura”.

Lo stesso anno ho fatto boli di cortisone (fiale di cortisone iniettate in flebo di soluzione fisiologica) che mi hanno rimessa in sesto. Dal 2006 al 2010 sono andata avanti con integratori, antidepressivi e antiepilettici.

Nel 2010, dopo l’approvazione in Puglia della delibera regionale che permette l’accesso al Bedrocan (e alle altre varietà di infiorescenze di canapa come Bedica, Bedrobinol o Bediol), mi sono vista rifiutare dal neurologo l’accesso alla terapia. La scusa era quella che prima di accedere alla cannabis dovevo seguire un “improbabile” iter farmacologico, di medicine convenzionali con effetti collaterali non indifferenti. Feci presente al medico di essere stata ad Amsterdam per testare personalmente le migliori qualità di canapa medicinale, ma ciò non bastò per accelerare l’inizio della terapia a base di cannabis.

Parlai con il medico dei benefici immediati che trassi fumandola: all’improvviso già dopo la prima assunzione, tutti i dolori per l’intera settimana di soggiorno cessarono. All’epoca non avevo i tremori che ho adesso, probabilmente causati dall’uso di un farmaco chemioterapico (Methotrexate) che solo dopo 15 giorni dall’assunzione mi ha provocato un collasso seguito da attacchi di panico, tremori a partire dalle braccia fino ad arrivare all’intero tronco e che tuttora mi porto ancora dietro. Questo chemioterapico è l’ultimo farmaco che sono stata indotta a provare prima di accedere finalmente a quella che pare essere l’unica mia strada per una vita normale e soprattutto dignitosa.

Ora mi ritrovo a combattere per avere la possibilità di un dosaggio superiore. Tra tutti i problemi infatti, prescrizione, ministeri, farmacie, ospedali, attese di importazione, si aggiunge anche quello del dosaggio. E’ importante sapere che tutt’ora in Italia gli unici ad essere realmente informati su quanta cannabis è meglio assumere sono i pazienti che hanno potuto procurarsi la marijuana illegalmente (mercato nero o auto coltivazione) o coloro che hanno avuto la fortuna di fare un viaggio laddove è tollerata o legalizzata come in Spagna, Canada, Svizzera e Olanda.

Lungo il tragitto impervio della malattia bisogna continuare a battere i pugni per poter avere maggior farmaco in base ai dolori che una persona vive sul proprio corpo. Infatti nel giugno del 2011, quando venni ricoverata per iniziare la terapia con la canapa, il neurologo mi prescrisse subito 1 grammo al giorno, dicendomi falsamente che era il limite massimo consentito. Con questo grammo prescrittomi stavo bene 6 ore e per il restante tempo dovevo tenermi i dolori lancinanti che partono dalla schiena e, percorrendo tutta la spina dorsale, arrivano lungo le estremità delle mani e dei piedi, fino alla testa. Ho sempre manifestato ai medici la volontà di aumentare a 2/3 grammi per non centellinare mai più il farmaco e per fare in modo che tutte le 24 ore siano coperte. A queste mie continue richieste sono seguite continue negazioni, mi hanno addirittura fatta sentire una tossico-dipendente, mi hanno accusato di voler autogestire la terapia e mi hanno minacciato una riduzione del farmaco da associare con un altro antidolorifico che, già in partenza, ho escluso di prendere.

Costretta dai medici e soprattutto dai dolori ho conosciuto un altro neurologo di Foggia che, già dal primo momento in cui mi ha visitata, mi ha prescritto un dosaggio superiore sufficiente per coprire gran parte della giornata. Ora sono in attesa di passare dai 2 ai 3 grammi al giorno e, per colpa della burocrazia che con i suoi tempi è lontanissima dai tempi dei malati, partirò con il nuovo dosaggio solo ad ottobre. Ogni mese sono costretta ad andare a Foggia, percorrendo in un solo giorno 800 km, solo per prendere la ricetta obbligatoria per ritirare il farmaco in farmacia a Gallipoli. Nonostante tutto ciò mi ritengo fortunata, in fondo non ci vado in carrozzina, mi accompagnano in auto!

C’è da dire che viviamo davvero una situazione assurda, ci governano persone sane lontane dai problemi reali che una persona ha nella vita. Sono dell’opinione che la marijuana sia una pianta demonizzata solo perché se ne ricava cibo, energia e salute, tutte cose che non fanno bene alle lobby multinazionali che governano i popoli. Io traggo dalla canapa molti benefici: appetito e buon umore, mi aiuta con l’incontinenza, mi passa la rigidità alle gambe, mi passano i dolori e la spasticità che ogni 10 15 secondi altrimenti mi accompagnerebbero, riesco ad alzarmi dalla sedia a rotelle e a fare tutta una serie di cose che senza non potrei fare. Qualsiasi sia il suo nome quindi: erba, marijuana, cannabis, droga o sostanza stupefacente resta l’unica cosa che mi fa stare veramente bene e serena. Per me è come l’olio per la macchina. Il 18 giugno del 2012 sono stata invitata a partecipare ad una conferenza stampa alla Camera dei Deputati a Montecitorio in occasione di una disobbedienza civile guidata dall’On. Rita Bernardini. In quell’occasione davanti alle telecamere sono stati piantati alcuni semi di cannabis che al momento sono diventate piante e vengono seguite da migliaia di persone sui social media. Da quel giorno si è aperta la strada per chiedere a gran voce il diritto dei malati all’auto coltivazione della canapa che per molti di noi è l’unico farmaco naturale in grado di risollevarci dalle nostre sedie e dai nostri letti.

Lucia è il presidente del primo Cannabis Social Club italiano: L’associazione LapianTiamo

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2 comments

  1. Zanta Gabriele /

    Buongiorno Sig.a Lucia,
    avrei bisogno, se possibile, di un chiarimento: mi chiamo Gabriele Zanta e vivo in provincia di Venezia. Sto prendendo (prodotto galenico del mio farmacista) da un anno circa Cannabis flos 19/22% thc bedrocan) in soluzione oleosa secondo metodica tecnica pubblicata da L. Romano e A. Hazekamp 2013. L’ unico risultato che ho ottenuto è una diminuzione degli spasmi notturni e, quindi, un miglior riposo notturno. Leggevo invece dei risultati che lei ha ottenuto prendendo sempre la Cannabis Bedrocan ma con la formulazione in tisane non con il metodo che usa il mio farmacista. Leggendo su internet si evince che con la cannabis si possono ottenere dei benefici molto maggiori dei miei per cui mi chiedevo se ciò era dovuto alla preparazione in tisane anzichè con la metodica tecnica pubblicata da L. Romano che usa il mio farmacista. Il neurologo che mi segue mi ha fatto provare il prodotto Sativex ma anche con questa che mi passa l’ULSS i risultati sono gli stessi. Non vedo i benefici di cui è entusiata lei Sig.a Lucia (migliore deambulazione, minore stanchezza, più forza ecc. Mi chiedevo se il motivo è proprio il metodo di estrazione del principio attivo dalla Cannabis bedrocan (tisane anzichè la soluzione oleosa che usa il mio farmacista). E volevo quindi provare ad asumere sempre la Cannabis ma con altro formato come ad es. in tisane (di cui parla la Sig.a Lucia) per ottenere qualche miglioramento in più (soprattutto migliorare la capacità di deambulazione e acquisire un po più di forza e meno stanchezza).
    Se può darmi delle indicazioni (Che poi giro al mio farmacista) su come preparare le tisane ve ne sarei infinatamente grato.
    Grazie e Buona giornata

    • canapame /

      Buongiorno caro Gabriele,
      questo non è il blog di Lucia, ma il blog del libro Canapa Medica.
      Avendo letto la tua dettagliata storia, vorrei chiederti ancora quante volte al giorno assumi la soluzione oleosa?
      Probabilmente il fatto che tu abbia meno riscontri di Lucia è dovuto non tanto al metodo di assunzione, ma piuttosto alla posologia con cui assumi il rimedio.

      In bocca al lupo

      Fabrizio

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