Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Marco Mariano

Mi chiamo Marco Mariano ho 42 anni vivo a Mestre e lavoro come croupier al casinò di Venezia. Sino a 16, 17 anni ho condotto una vita normalissima. I miei problemi fisici sono cominciati a 19 anni. A quei tempi, senza troppa voglia, studiavo ragioneria, avevo sempre sonno e cominciavo ad avere dei dolori addominali.

Il medico mi consigliò di fare una vita più regolare, dicendomi che poteva trattarsi di una malattia psicosomatica: la famosa colite spastica. La mia vita prosegue nella normalità sino a quanto non intervengono sintomi più gravi, nel giro di 2, 3 mesi il malessere si accentua, continuavo a perdere peso e trovavo sempre sangue nelle feci. Mi sottoposi ad accertamenti più mirati come gli esami del sangue e la colonscopia. Da quel momento cominciò la mia tragedia perché nell’eseguire gli esami vennero irritati il retto, il colon e la zona anale. Dagli esami risultò una grossa infiammazione intestinale e mi venne prescritta un’ulteriore colonscopia. E’ con la seconda colonscopia che mi diagnosticano il morbo di Crohn, malattia infiammatoria cronica, che può affliggere qualsiasi tratto intestinale. Io l’avevo localizzata nella zona anale.

Cominciano ad entrare in gioco in farmaci. Siamo nel 1990. Deltacortene 25 mg forte, due compresse al giorno e poi Salazopirina, acido acetilsalicinico. Con questa terapia i medici mi assicurarono che i sintomi sarebbero rientrati. I farmaci effettivamente ridimensionano la fase acuta, ma al contempo emergono le conseguenze della malattia e quindi fistole anali da dove spurgavo pus e ascessi perianali.

Il morbo di Crohn è fistolizzante e stenosante, in poche parole, mi restringeva l’alveo dell’intestino. Le feci diventavano liquide ed ero schiavo del gabinetto perché avevo sempre lo stimolo di andare in bagno. Un’altra conseguenza della malattia era la caduta verticale dell’appetito: il primo anno di malattia ho perso 10 kg e nei successivi due anni ne ho persi altri 10. Da 90 kg ero arrivato a 70 kg.

Ai quei tempi dovevo ancora terminare la V superiore, ma con questa malattia era impossibile. Ero nel mezzo di un calvario vero e proprio. Mi reco a Padova per un altro consulto e mi confermano diagnosi e terapia. In quel momento, mentre si trattava di intervenire chirurgicamente per rimuovere le fistole e gli ascessi perianali, il cortisone cominciava a perdere di efficacia (che secondo me non ha mai avuto) e quindi i medici mi propongono di aggiungere l’Azatioprina, farmaco immunosoppressore che avrebbe dovuto abbassare le mie difese per riequilibrare l’iperattività del sistema immunutario. Abbassando le difese immunitarie si pensava che la malattia rallentasse il proprio percorso invece, al contrario, riemersero le fistole e gli ascessi dai quali ero stato appena operato. Quindi, nuovamente antibiotici in aggiunta alla terapia usuale. Siamo alla fine del 1993 e in quei giorni ero arrivato ad assumere sino a 22 pillole differenti. Decisi, di mia iniziativa, di sospendere qualsiasi farmaco perché ritenevo che non facessero effetto e non trovavo alcun giovamento da quella terapia.

Come molti giovani ricordo che non avevo problemi a recuperare per strada dell’hashish e quindi prima di dormire mi fumavo uno spinello che mi garantiva una serata quieta, un buon sonno e soprattutto l’appetito al risveglio. La giornata, allora, cominciava in maniera diversa, migliore, per poi ricadere nella consuetudine dei dolori quotidiani. A 19 anni, mentre ero nella fase di accertamento della malattia, avevo anche trovato la morosa, ma la sofferenza era tale che se mi avessero ammazzato in quei primi anni sarebbe stata una cortesia. Nel 1996 la malattia era nettamente peggiorata, continuavo a dimagrire, a perdere sangue e avevo forti dolori addominali. Così per verificare lo stato del mio intestino e l’excursus della malattia mi decido a tornare in ospedale per un’ennesima colonscopia. Durante l’esame, senza accorgersene, i medici mi hanno perforato l’intestino. Al rientro a casa, appena l’anestesia si dissolve, comincio a sentire dei dolori particolari, per me nuovi, al fianco sinistro. Provavo a mangiare, ma il dolore era troppo forte, anomalo e inconsueto. In questo momento credevo di essere arrivato davvero al capolinea. Chiamo subito il medico che mi aveva operato e questi mi fa ricoverare urgentemente. Il giorno successivo sto 12 ore sotto i ferri e mi impiantano il sacchetto esterno per evitare il transito delle feci nella zona rettale, continuamente infiammata. Da quel momento in poi, tutto sommato tutto cambia perché il sacchetto mi dava la possibilità di ritornare in possesso della mia vita. Non dovevo più pianificare dettagliatamente ogni movimento all’esterno di casa.

Quando torno in ospedale per le visite di controllo il medico che aveva eseguito l’operazione mi consiglia di mantenere il sacchetto a vita. La malattia nel frattempo resta aggressiva e nel 1997 necessito di un altro intervento chirurgico per asportare il moncone anale, la valvola ileocecale e l’ultimo tratto di colon rimasto ormai compromesso. Mi avevano prospettato che in questa maniera la malattia sarebbe stata ridimensionata. Così riprendo con la solita terapia per mantenere sotto controllo l’eventuale “riaccensione” del morbo. La mia vita finalmente prende un corso apparentemente normale. Faccio domanda di invalidità che mi viene riconosciuta al 70% [NDR. l’assegno di invialidità parte dal 74%].

Nel 1999, con l’inizio del mio attuale impiego, ritornano i problemi fisici sotto forma di fistole peristomali, accanto cioé alla stomia (l’ano artificiale). Per non perdere il lavoro sono costretto a lavorare in condizioni precarie e cioè con i drenaggi degli ascessi a livello addominale. Alla fine del 1999 scopro che probabilmente diventerò padre, quindi per far fronte alle mie future responsabilità, cerco di migliorare il mio benessere psicofisico e nel marzo del 2000 mi sottopongo ad un nuovo intervento con il fine di sistemare questo nuovo ascesso peristomale e cercare di definire in maniera migliore la stomia, riposizionandola dall’altro lato dell’addome. Greta, mia figlia, nasce nell’aprile del 2000 e con la sua nascita vengono 5 anni di serenità. Nel frattempo, tramite amici di famiglia, vengo visitato in Svizzera da un medico specializzato in cure alternative. Il medico non mi garantiva certamente la guarigione, ma una convivenza più serena possibile con la malattia.

Per la prima volta in vita mia sento parlare di canapa medica, sotto forma di gocce alcoliche estratte dalla pianta. La mia reazione è stata di stupore e ho subito domandato al medico se queste gocce fossero paragonabili all’hashish che fumavo sin da giovane. Il medico mi rispose che la canapa è migliore perché pura.

Rientro in Italia con le gocce e con la raccomandazione di assumerle in proporzione al mio bisogno, un farmaco gestibile dal buonsenso del paziente stesso insomma. Quando il flacone termina ritorno in Svizzera e rientro in Italia con 4 flaconi: una dose che a parere mio e del medico sarebbe dovuta bastare per 6, 7 mesi, sino alla successiva visita di controllo. L’effetto calmante, rilassante delle gocce è immediato, intenso e si modula attraverso il numero di gocce assunte. Un giorno un mio amico poliziotto trova i flaconi in bagno e mi consiglia vivamente di prendere in considerazione i rischi di importare questo farmaco, visto che in Italia è considerato illegale.

Nel 2001, allora, visto che il mercato nero non mi garantiva l’approvvigionamento certo di merce di qualità, conoscendo ora la differenza tra hashish e canapa e sapendo di dare i soldi alla criminalità organizzata, decido di cominciare con l’auto coltivazione. Dal 2001 al 2005 comincio seriamente il mio percorso di auto produzione e a tentoni, sbagliando, riesco nel 2006 ad ottenere un ceppo di canapa che soddisfaceva tutti i requisiti necessari al mio fabbisogno: l’erba mi risultava leggera, riuscivo a lavorare e ad avere appetito.

Stavo bene ed ero proprio rinato, perfetto e nonostante la mia malattia, non prendevo psicofarmaci, ma solo una pastiglia al giorno di Deltacortene e una di Azatioprina e un etto, un etto e mezzo di canapa al mese.

Nel 2004, il 21 aprile, nasce il mio secondo figlio, Giacomo. Nel 2005 la malattia si ripresenta in forma più accentuata: sento che il cibo ha difficoltà a transitare nell’intestino. Dopo i classici accertamenti invasivi, nel 2006 mi risottopongo a intervento chirurgico per rimuovere le numerosi stenosi presenti nell’intestino e a interventi di anastomosi e di stricturoplastiche intestinali, con il fine di evitare di tagliare troppo intestino, considerate le mie precedenti operazioni. Nel 2007 mi propongono di sottopormi alla cura con l’Infliximab, una terapia biologica che avrebbe dovuto tenere sotto controllo il morbo. Seguo il consiglio, ma con scarsi risultati, tant’è vero che nel dicembre del 2008 torno ad essere operato, per essere nuovamente rioperato nel maggio del 2009, sempre per sistemare le stenosi. Quando esco dalla sala operatoria dopo l’ultimo intervento effettuo il clisma del tenue per fotografare la situazione del mio intestino e il chirurgo nota una situazione di sospetta infiammazione, flogosi, e mi consiglia di adoperare un nuovo farmaco biologico sperimentale: l’Humira. Effettivamente questo farmaco inibisce la zona sospetta e, a distanza di 3 anni la stessa flogosi, diventata stenosi, ha richiesto un nuovo e spero ultimo intervento chirurgico.

Nel 2010 però, precisamente il 24 novembre del 2010, alle 14.30 le forze dell’ordine si presentano alle porte di casa mia: un poliziotto e un finanziere. Li faccio entrare, verificano la soffiata ricevuta e il numero di piante e mi comunicano che nonostante avessi tutte le cartelle cliniche che attestavano la mia invalidità, avevo bisogno di un certificato medico che attestasse in modo specifico e inequivocabile il mio bisogno di canapa per fini terapeutici. Mi sequestrano alcune piante, le più grandi, e mi lasciano le più piccole. Dal punto di vista della mia salute questo sequestro ha significato che, essendo rimasto senza erba, ho dovuto comprare un etto a 16 euro al grammo e per il primo mese sono stati 1.600 euro. Poi un altro etto a Padova al costo di 700 euro, ma la qualità era insoddisfacente e quindi provai un senso di angoscia e impotenza, perché senza la canapa la mia vita ritorna estremamente in salita.

In seguito al definitivo chiarimento che senza la prescrizione non potevo curarmi con la canapa e non trovando un medico in Italia disposto a prescrivermela, decido di andare ad Amsterdam dove mi avevano detto che la canapa viene prescritta senza problemi. Torno quindi in Italia con il mio certificato, ma questa volta la polizia afferma non essere valido perché olandese. Adesso come adesso ho questo certificato olandese e una perizia medico- legale che attesta il mio fabbisogno di cannabis, quindi dal punto di vista penale, si è creato un precedente alquanto scomodo in quanto si dimostra scientificamente che la cannabis da decenni è usata all’estero, mentre qui da noi il livello di ricerca è a zero, tanto è vero che io, Marco Mariano, appellandomi all’art. 9 della Costituzione [NDR. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica], mi considero medico di me stesso e sottolineando la mia libertà di cura come da art. 32 ho sperimentato gli effetti benefici di questo trattamento in 20 anni di consumo di canapa. Proprio per questo, a differenza di altre persone con la mia patologia che hanno però sempre adottato farmaci tradizionali in consumi costanti e non hanno mai usato la canapa per alleviare gli effetti secondari, ho un semplice accenno di osteoporosi e non ho patologie ai reni o al fegato, conseguenze invece che si sviluppano normalmente in chi soffre del mio morbo. Anche dal punto di vista psicologico posso ritenermi sereno perché non ho bisogno di psicofarmaci.

L’eventuale alternativa alla canapa sarebbe il cerotto a base di oppio a rilascio lento, questo cerotto però ha il difetto di non essere regolabile al mio bisogno come invece posso fare fumando canapa.

Oggi sono pronto a proseguire la mia battaglia perché lo Stato italiano deve decidere se posso continuare a lavorare, e in quel caso o mi perme di coltivare, o mi deve garantire l’approvvigionamento continuo a canapa di qualità, oppure mi riconoscono l’invalidità del 100%, garantendomi tutti i benefici di legge, come l’accompagnatore, il sussidio economico e comunque sempre la canapa per alleviare le mie sofferenze. Nel primo caso sarò un cittadino attivo, che lavora, produce e nel suo piccolo contribuisce al miglioramento del proprio paese, nel secondo, diventerei un cittadino passivo, assistito, con i relativi oneri a carico della società. Con la crisi economica che attraversa il nostro paese credo sia più sensato permettermi di autoprodurre la mia medicina, come faccio da quasi 10 anni, piuttosto che scaricare i costi della mia malattia e della sua cura, importata a caro prezzo dall’estero, sulla collettività.

  • Contenuto non disponibile
    Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


sei − = 1

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Cookies Policy

Cosa sono i cookies?

I cookies sono file di testo di piccole dimensioni che possono venire scambiati con il browser quando un utente visita un determinato sito internet. I cookies consentono a un sito di riconoscere un particolare dispositivo (computer, tablet, telefono cellulare o altro dispositivo mobile) o browser.

 

Quanti tipi di cookies esistono?

Esistono diversi tipi di cookie:

 

Come utilizza i cookies Canapamedica.it?

Canapamedica.it utilizza i cookies per rendere l’uso del sito più semplice e per meglio adattare l’esperienza di navigazione agli interessi ed ai bisogni di ogni singolo utente. I cookies possono venire usati per velocizzare le attività degli utenti su Canapamedica.it, come ad esempio l’accesso alla propria area riservata o la visualizzazione delle ultime pagine consultate. Inoltre i cookies possono essere utilizzati per compilare statistiche anonime aggregate che consentono di calcolare le visite al sito, per capire come gli utenti usano Canapamedica.it e per aiutarci a migliorarne la struttura, i contenuti e la navigabilità.
Attraverso i cookies non è comunque possibile identificare personalmente un utente di Canapamedica.it.

Canapamedica.it utilizza cookies di sessione, cookies permanenti e cookies di terze parti.
I cookies di sessione che scadono nel momento in cui viene chiuso il browser, vengono utilizzati principalmente per proporre all’utente gli ultimi annunci consultati.

I cookies permanenti servono per consentire all’utente di memorizzare i dati di accesso alla propria area riservata e non dovere effettuare il log-in ogni volta che si visita Canapamedica.it.

Alcuni cookies di terze parti sono utilizzati per calcolare le statistiche degli accessi e della navigazione su Canapamedica.it (ad esempio il numero dei visitatori giornalieri, il numero delle pagine viste, la durata di tali visite ecc…).
Tali cookies sono messi a disposizione e gestiti da Google Inc. tramite il servizio Google Analytics che utilizza dei cookies che vengono depositati sul computer dell’utente allo scopo di consentire a Canapamedica.it di analizzare come gli utenti navigano all’interno del sito.
Le informazioni generate dal cookie sull'utilizzo di Canapamedica.it da parte dell’utente verranno trasmesse e depositate presso i server di Google negli Stati Uniti. Google utilizzerà queste informazioni allo scopo di tracciare ed esaminare l’utilizzo dei Sito Web da parte dell’utente, compilare report anonimi sulle attività dei visitatori all’interno di Canapamedica.it.

Facendo uso di Canapamedica.it, si acconsente al suo utilizzo dei cookies in conformità con la presente Cookie Policy.
Coloro che non volessero l’utilizzo dei cookies da parte di Canapamedica.it potranno cancellarli semplicemente andando nelle impostazioni privacy del proprio browser di navigazione e selezionando l’opzione di eliminazione dei cookies.

La scelta di disabilitare i cookie che impieghiamo, potrebbe influenzare l’esperienza dell’utente mentre si trova su Canapamedica.it e potrebbe limitare l’utilizzo di alcune funzionalità.

Chiudi