Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Stefano Adalberti.

Mi chiamo Stefano Adalberti, ho 46 anni, sono impiegato e vivo in Toscana. Nel gennaio 2007 ho avuto un incidente stradale. Sono stato 22 giorni in coma e al risveglio ho appreso delle mie condizioni: bacino riassettato, costole rotte, polmone bucato, polso sinistro fratturato, gamba sinistra in trazione e piede sinistro che non sentivo più perché nel “rimettermi” il piede che si era staccato nell’incidente si è lesionato lo SPE, il nervo sciatico periferico. Il danno più grosso è dalla parte più lesionata ed ora riesco solo ad appoggiare il piede, di camminare scalzo non se ne parla e per deambulare uso una stampella che presto sarà sostituita dal bastone.

Con le scarpe e i plantari giusti, grazie alla palestra 3, 4 volte a settimana, se il fondo non è troppo sconnesso riesco anche a camminare senza niente. Se smetto la palestra però mi blocco. La mia vita non è più stata la stessa. Da circa un anno ormai, sono “quasi” una persona normale, anche se tutto ciò che facevo prima, come ad esempio lavorare, stare a sedere, trovare la posizione prima di addormentarmi, fare la doccia è diventato un problema. Ci sono delle mattine d’inverno che non riesco nemmeno ad alzarmi dal letto ed infilarmi i calzini. La mia patologia è neurologica e la lesione dello SPE di sinistra mi provoca sempre dolore, tutto il giorno: ci sono dei giorni che mi fa meno male e dei giorni che mi staccherei il piede da solo ma il dolore è continuo e il cambio di tempo e i temporali sono da provare con questa patologia. Sono stato trattato con le seguenti cure: antidolorifici (che non assumo da dopo l’uscita dall’ospedale) e non posso dire che dopo 4 5 Oki o Aulin o Nimesulide, al giorno, abbia tanto dolore, ma preferisco non assumerli perché mi danno problemi di ansia. Per circa due anni ho eseguito elettrostimolazioni, ma non hanno dato nessun risultato positivo.

Dopo tre mesi in ospedale sono stato mandato all’Istituto Don Gnocchi all’Impruneta, dove mi hanno rimesso in piedi. La prima volta ci sono stato 4 mesi e dopo un mese a casa poi, successivamente, altri due mesi; prendevo gli antidolorifici e mi trattavano per due tre volte al giorno con le cure elettrostimolanti, facevo esercizi motori e gli universitari venivano a vedere il risultato dei miei interventi. Una volta a casa ho proseguito con le cure che passa la mutua (pochissime) e tutt’ora vado in un centro apposito a fare un pò di palestra a mie spese. Quattro volte mi sono sottoposto a doloranti esami miografici [NDR. Registrazione grafica dell’attività di un muscolo] che hanno semplicemente stabilito che lo SPE non da più segni e, sempre al Don Gnocchi, a massaggi linfatici con esclusivo sollievo momentaneo. La mia giornata al centro era questa, i primi quattro mesi sono stati devastanti, mi mettevano in carrozzina con un sollevatore e ogni ora, per tutto il giorno, si alternavano elettrostimolazioni, massaggi, esercizi, esami, radiografie e cure. Sono ritornato a casa dopo sette mesi e dopo un mese sono riuscito a tornarci altri due.

Conoscevo l’erba prima dell’incidente, ma non ho mai fumato sigarette. Dopo un anno dall’incidente una sera è capitato di riprovare a fumare e ho ricevuto un beneficio inaspettato: il piede sembrò placarsi e quella sera mi permise di dormire. La mattina successiva ne assunsi nuovamente e mi accorsi che camminavo meglio, avevo meno fastidio e da allora è sempre così. Da quella sera prima di dormire assumo canapa.

Sono stato ad Amsterdam dove ho assunto cannabis che mi faceva scordare il mio problema e che mi convinse del fatto che assumendo canapa, con un problema come il mio, la sostanza prima di agire sul cervello, agisce sul dolore. Se non dovessi assumere più cannabis, oltre al dolore, sarei anche parecchio più depresso anche perché questa non è più la “mia” vita e penso che sia così per tutti coloro che hanno subito un danno simile .

Due anni fa, sono andato in Olanda e sono tornato con un paio di semi che mi sono germogliati, uno l’ho portato avanti, ovviamente tra le difficoltà di una madre assolutamente contraria e quindi di nascosto. La piantina cresceva a rilento visto che non gli stavo dietro come avrei dovuto e il posto non era adatto. Comunque ha incominciato a fare le foglie e una quindicina di cime e dopo un mese in camera non ci si stava più dall’odore che emanava e così la sistemai nel terrazzo chiuso con poco sole, mentre lei a rilento continuava a crescere. Dopo un altro mese nel terrazzo l’odore era acutissimo e le cime non tanto grandi, ma incominciavano a fare la muffa e così dopo una quindicina di giorni ho cominciato a tagliarle e metterle a seccare, erano una ventina, ma piccole. Il risultato finale non fu eccelso perché la pianta non era stata seguita a dovere ed era cresciuta con poca luce. A fumarla mi sono reso conto che se l’avessi coltivata perbene avrei fatto un bel lavoro, direi che era canapa discreta e se mi dovesse ricapitare di farlo saprei migliorare dove ho sbagliato e sottolineo una cosa: se il signore l’ha messa in terra non vedo il perché dovremo levarla noi.

Il medico che mi ha seguito dalla nascita fin dopo l’incidente è sempre stato al corrente riguardo al fatto che usassi la canapa invece degli antidolorifici e mi diceva che se avevo dei benefici maggiori facevo bene. Non ho mai provato a importare canapa attraverso i canali legali, perché non so come fare e credo di fare prima se vado di persona in Olanda.

Attualmente accedo al farmaco illegalmente e non sempre è adatto, la spesa è notevole, circa 300-400 euro per un etto, e rischiosa ma non mi importa nulla: io così sto meglio. Ho la speranza che prima o poi ci possa accedere legalmente e se un giorno potrò, sicuramente questo paese sarà migliore. La settimana scorsa ho visitato un medico per avere una prescrizione e per provare a importarla.

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