Benefici e vicissitudini di un farmaco alternativo

Un minimo di botanica.

Il genere Cannabis (noto con il nome volgare di canapa) appartiene alla famiglia delle Cannabaceae ed è rappresentato da piante erbacee a ciclo annuale, la cui altezza varia da 1,5 ad oltre 2 metri a seconda delle specie o varietà. La canapa presenta una lunga radice a fittone ed un fusto, eretto o ramificato, con escrescenze resinose al di sopra del primo paio di foglie. Le foglie picciolate e provviste di stipole sono palmate, composte da 5 a 13 lobi lanceolati, a margine dentato-seghettato, con punte acuminate fino a 10 cm di lunghezza ed 1,5 cm di larghezza. Alla base del fusto le foglie si presentano opposte mentre nelle porzioni superiori, in seguito all’inizio della fioritura tendono a crescere alternate, soprattutto dopo il nono/decimo nodo della pianta. Le piante di canapa sono dioiche ed i fiori unisessuali crescono su individui di sesso diverso. I fiori maschili (staminiferi) sono riuniti in pannocchie terminali e ciascuno presenta 5 tepali fusi alla base e 5 stami. I fiori femminili (pistilliferi) sono invece riuniti in gruppi di 2-6 alle ascelle di brattee che formano piccole spighe. Ogni fiore ha un calice che avvolge strettamente un ovario supero ed uniloculare, sormontato da due stili e due stimmi. Raramente sono presenti individui ermafroditi che presentano entrambe le infiorescenze.


L’impollinazione è operata dal vento (anemofila); il seme germina in primavera e la pianta fiorisce in estate inoltrata, quando le ore di luce iniziano a diminuire. In autunno compaiono i frutti costituiti da acheni duri e globosi che contengono un seme ciascuno.
Il contenuto di metaboliti secondari determina le distinzione delle varietà coltivate (cultivar) in due chemiotipi in relazione all’enzima preposto alla biosintesi dei cannabinoidi. Si distingue il chemiotipo CBD (acronimo di cannabidiolo), caratterizzato dall’enzima CBDA-sintetasi che contraddistingue la canapa destinata ad usi agroindustriali e terapeutici ed il chemiotipo THC (tetraidrocannabinolo) caratterizzato dall’enzima THCA-sintetasi presente nelle varietà destinate a produrre psicoattivi ricavati dalle infiorescenze femminili coperte di peli ghiandolari (tricomi) ricchi di THC.


In ambiente accademico sono ancora in corso controversie circa l’origine politipica o monotipica delle specie annoverate in questo ordine: la prima scuola di pensiero sostiene che esistano tre distinte specie (Cannabis sativa L., Cannabis indica Lam, Cannabis ruderalis Janish), la seconda considera l’esistenza della sola specie Cannabis sativa L. presente nelle sottospecie C. sativa spp. indica (Lam)E. Small & Cronq e sativa spp. sativa, ognuna delle quali presenta ulteriori varietà, ovvero individui con caratteristiche morfologicamente differenti in relazione alla reale di distribuzione quali altitudine, clima e caratteristiche del suolo.


Indipendentemente dalla tassonomia vi sono alcune distinzioni tra C. sativa C. indica e C. ruderalis.

C. sativa è una pianta alta oltre 2 metri, compatta, con foglie costituite da lobi sottili, tipica di ambienti caldi come il Sudafrica, Marocco ed America centro-meridionale; C. indica è acclimatata ad ambienti di montagna caratterizzati da climi piuttosto rigidi come l’Himalaya, l’Afghanistan ed il Nepal, è bassa e ramificata a forma di cespuglio, con foglie con lobi molto ampi; C. ruderalis, tipicamente distribuita in Russia, è una pianta molto esile, adattata ad inverni lunghi e presenta, al contrario delle altre, scarso fotoperiodismo, non dipende cioè dal numero di ore di luce giornaliero, per andare in fioritura. Questo ultimo carattere è stato impiegato per ottenere varietà ibride che associno alti livelli di THC di numerose varietà coltivate a scopo ludico alla capacità di fiorire senza variare le ore di luce (varietà autofiorenti) consentendo una coltivazione facilitata e meno dipendente dal clima.


Anche gli effetti dei derivati di C. sativa C. indica sono lievemente differenti fra loro in relazione ai livelli assoluti e delle percentuali relative di THC ed altri cannabinoidi (come il CBD) presenti: i primi inducono effetti più lievi stimolando creatività ed attività mentre i secondi inducono effetti più marcati, stimolando meditazione, rilassamento generale, sino alla sonnolenza.


Dopo questa brevissima introduzione, ecco qui di seguito una veloce rassegna dei principali componenti di tale pianta: un breviario che vuol facilitare la lettura anche ai lettori con una preparazione meno tecnica.


I Principali componenti della Cannabis.


La pianta della Cannabis e le sue diverse varietà, contengono centinaia di composti farmaceutici, che definiremo un “fitocomplesso”, i cui effetti complessivi sono completamente diversi da quelli della singola molecola componente. Il fitocomplesso è l’insieme dei principi attivi, noti e non, farmacologicamente attivi e delle sostanze che aiutano la loro azione, pur essendo di per sé farmacologicamente meno attive o inattive. L’insieme delle interazioni dei primi (i principi attivi) con i secondi (i coadiuvanti) determina le azioni note del fitocomplesso.

Nella Cannabis, i “principi attivi” sono i cannabinoidi (in quanto presenti in quantità maggiori) mentre i “coadiuvanti” sono i terpeni e probabilmente anche i flavonoidi. La situazione della Cannabis è composita in quanto il “fitocomplesso” si diversifica enormemente sia per qualità, a seconda di quali tra i circa 70 cannabinoidi e 140 terpeni sono presenti, che per quantità, in riferimento alla concentrazione dei cannabinoidi ed alla concentrazione dei terpeni.


– I cannabinoidi sono una classe particolare di terpenofenoli a 21 atomi di carbonio (C21) prodotti esclusivamente nella Cannabis. Oltre al THC circa altri 70 cannabinoidi sono stati identificati nelle infiorescenze della Cannabis tra cui THCA, CBDA, CBGA (cannabinoidi acidi) e THCV, CBD, CBG, CBDV (cannabinoidi neutri).

– I terpeni sono quelle molecole volatili, presenti in tutto il modo vegetale, che danno ad ogni pianta il suo caratteristico odore e sapore. Sono composti costituiti da multipli dell’unità isoprenica (C5), dette per questo anche isoprenoidi, e si distinguono in monoterpeni (C10), sesquiterpeni (C15), diterpeni (C20). Nella Cannabis sono stati identificati circa 140 terpeni tra cui, fra i monoterpeni, dominano il mircene e il limonene seguiti da ocimene, terpinolene, pinene, mentre tra i sesquiterpeni i principali sono il cariofillene, umulene e elemene. I terpeni sono presenti in molte Farmacopee come Olii Essenziali con attività farmacologiche.

– I flavonoidi sono fenoli policiclici aromatici e circa 23 comuni flavonoidi sono stati ritrovati nella Cannabis tra cui apigenina, luteolina, quercetina e kampferolo. La cannaflavina A e B sono prodotte solo dalla Cannabis.

– Composti contenenti azoto (N): diversamente da altre droghe psicotrope i principi attivi della Cannabis non sono alcaloidi come la cocaina o la morfina. Comunque, 2 alcaloidi del tipo spermidina sono stati indentificati tra circa 70 composti contenenti N.

– Idrocarburi e carboidrati: comuni nel regno vegetale.

Le molecole più interessanti dal punti di vista terapeutico, oltre ai cannabinoidi, sono i terpeni e i flavonoidi.

Per maggiori approfondimenti sull’argomento si consiglia di consultare:
– “Chemistry and Analysis of Phytocannabinoids and Other Cannabis Constituents” Rudolf Brenneisen;
– “Cannabis and Cannabis Extracts: Greater Than the Sum of Their Parts?” John M. McPartland and Ethan B. Russo.

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